Non è piaciuto ai netizen cinesi l'incontro tra il presidente Usa Obama e il Dalai Lama del 16 luglio. Alla posizione già espressa dal governo di Pechino, secondo cui l'evento "interferisce negli affari interni della Cina, urta i sentimenti del popolo cinese e danneggia i rapporti sino-statunitensi", fa eco la Rete, nella sua versione sociale, che esprime tutta la propria contrarietà.
Un sondaggio sul social network huanqiu.com ha per esempio rivelato che ben il 77 per cento degli utenti si dichiara "arrabbiato" per l'incontro della Casa Bianca; i rimanenti si dividono tra "scocciati" e "indifferenti", laddove l'indifferenza è motivata quasi sempre dal fatto che "il modo migliore per contrattaccare è fregarsene di questo incontro".
È interessante leggere alcuni post degli internauti cinesi perché ci restituiscono "l'altra metà del cielo", usando una cinesissima locuzione. China Hush ne ha raccolti alcuni.
Posto che Tenzin Gyatso - ormai solo capo spirituale dei tibetani - è inequivocabilmente e per definizione "una canaglia" nel migliore dei casi, su club.China.com un internauta analizza l'incontro sostenendo che se Obama incontra il Dalai Lama, questo non è che l'ennesima dimostrazione delle sue difficoltà interne. Un'operazione di marketing, insomma, che la Cina deve o ignorare o punire a seconda dei punti di vista. Di queste due opzioni, soprattutto, si discute.
Le eventuali ritorsioni consigliate sono piuttosto drastiche: "Dobbiamo vendere armi tecnologicamente avanzate alla Libia", si legge. Per passare poi a un programma più complessivo: "Suggerisco con forza di svendere i buoni del tesoro Usa, rifornire Iran e Corea del Nord di missili DF21 e aerei da guerra J10 e tenere esercitazioni militari a Cuba".
Qualcuno estende le critiche al modello politico che l'Occidente cerca di esportare sull'onda delle guerre o delle rivoluzioni colorate: "Obama non è che un pupazzo controllato da un grande gruppo di interesse. Questa è l'essenza della democrazia occidentale".
E quindi: "Ricordo quando una volta il presidente Mao disse che gli imperialisti americani non sono che tigri di carta".
A questo punto la domanda sorge spontanea in qualsiasi cervello occidentale: sono messaggi abilmente filtrati o reali pulsioni "dal basso"? Entrambe le cose.
Il mondo della Rete cinese è estremamente composito, come dappertutto, ma con proprie peculiarità. A slanci di apertura e forme di lotta inedite, si accompagnano espressioni di un nazionalismo estremo, spesso aggressivo, che si manifestano su temi caldi come Tibet (appunto), Xinjiang, Taiwan, che la gran massa dei cinesi giudica questioni interne. A quel punto, agendo sul rubinetto della censura, è proprio il governo a porre un freno alle manifestazioni più estreme, come avvenne in caso dei disordini in Tibet (2008) e Xinjiang (2009). Ma la censura ha le sue falle, è facilmente aggirabile dai netizen più esperti, il che rende tutto più complesso, anzi complicato: quel determinato post sarà spontaneo o no? È sfuggito alla censura o è stato lasciato filtrare?
Persi i punti di riferimento, si può comunque affermare che l'incontro Obama-Dalai Lama dà fastidio alla maggior parte dei cinesi, a cui appare come una provocazione e una legittimazione di chi intende smembrare il Paese. Non è possibile immaginare una situazione analoga al contrario, se non agendo di fantasia (e con la macchina del tempo): Hu Jintao che ospita a Pechino Geronimo, Toro Seduto o Cavallo Pazzo.
Come la prenderebbero a Washington?