Non si ferma la repressione in Siria. L'agenzia di stampa Dpa, che cita attivisti siriani, riporta la morte di almeno 27 civili nelle ultime ore. Secondo il Comitato di coordinamento locale 19 sarebbero stati uccisi a Homs, a nord di Damasco, e altre otto persone sarebbero morte in scontri a Dayr az-Zor, nella Siria orientale, e a Idlib, al confine con la Turchia.
Gli attivisti hanno reso noto che, secondo un bilancio dei morti stilato dal Comitato, dall'1 al 10 agosto sarebbe stato ucciso un civile siriano ogni 50 minuti. La stima non tiene conto delle persone uccise a Hama a causa del black-out telefonico che colpisce la città. Ieri il rappresentante siriano all'Onu ha ricordato che il bilancio ufficiale del regime è di cinquecento morti tra militari e manifestanti.
Intanto, nella provincia nord-occidentale di Idlib, l'offensiva dell'esercito avrebbe colpito anche la città di Saraqeb, a 40 chilometri dal confine turco, dove la popolazione è scesa in piazza tutti i giorni dopo le preghiere notturne di Ramadan per contestare Assad.
Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, i carri armati sarebbero entrati anche a Qusayr, nella zona di Homs.Qui, secondo le ultime notizie, sarebbero state uccise altre cinque persone, portando il totale delle vittime a 32.
Ieri un portavoce dell'esercito aveva annunciato il ritiro dei carri armati da Hama, dove da alcuni giorni era in atto una violenta repressione. La notizia era stata confermata anche dall'ambasciatore turco a Damasco.
Ma secondo al-Jazeera, che ha intervistato alcuni abitanti della città, i carri armati sarebbero rientrati subito dopo la conclusione della visita del diplomatico turco.