In Siria si sono aperti i seggi per il rinnovo dei consigli regionali, provinciali, municipali e circoscrizionali, nonostante le violenze tra forze di sicurezza e oppositori non abbiano fino ad ora avuto tregua. Il Ministro per l'amministrazione locale Omar Ghalawnji ha dichiarato che si sfideranno 42.899 candidati per 17.588 seggi nei diversi consigli. Il governo ha garantito che verrà tutelata con tutti i mezzi la correttezza delle consultazioni e che saranno impediti brogli, riferisce l'agenzia Sana. Tuttavia, è attesa un'affluenza molto bassa, sia perché i ribelli hanno annunciato che boicotteranno le elezioni, sia perché molti siriani hanno paura di ulteriori escalation di violenza.
La giornata di ieri ha visto ancora spargimenti di sangue in molte città: ci sarebbero state 11 vittime tra Homs e Hama, secondo la testimonianza del Comitato di Coordinamento Locale dei ribelli. Il corrispondente della BBC ha riferito che Homs, città simbolo della protesta contro il regime di Bashar Al Assad e terza città più grande della Siria, è un vero e proprio scenario di guerra, in cui scontri a fuoco tra l'esercito e le forze dell'opposizione sono all'ordine del giorno.
Ieri un colonnello disertore, Mohamed Hamdo, ha parlato di un ultimatum di 72 ore delle autorità di Damasco nei riguardi dei ribelli per interrompere le proteste: allo scadere del diktat, le forze del regime assalteranno Homs.
La Siria ha lasciato inascoltate fino ad ora le richieste di lasciare entrare nel Paese gli osservatori internazionali. Le Nazioni Unite hanno stimato che dall'inizio delle proteste e della conseguente repressione governativa avrebbero perso la vita più di 4.000 persone, tra cui 307 bambini.