04/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



I perché della sconfitta delle Corti islamiche analizzati da testimoni somali
Fino a metà dicembre erano il nuovo soggetto forte della politica somala. Ma, in pochi giorni, le Corti islamiche sono passate dall’essere lo spauracchio della lotta al terrorismo internazionale allo sfaldarsi senza neanche combattere di fronte all’avanzata delle truppe somalo-etiopi. Tanti i motivi addotti per spiegare questo repentino crollo: scollamento tra radicali e moderati, tattica bellica sbagliata, ostilità della popolazione. PeaceReporter ha sentito giornalisti e scrittori somali per analizzare la situazione.
 
Miliziani delle Corti islamicheFazioni. “La spaccatura tra fazioni radicali e moderate è stata il motivo fondamentale – riferisce a PeaceReporter il giornalista somalo Abukar Albadri – una spaccatura che ha portato parte dei combattenti a reintegrarsi nelle milizie etniche che controllavano Mogadiscio durante la guerra civile. Un processo già in corso prima che i somalo-etiopi entrassero in città, e che ha indebolito le Corti”. Numerose fonti hanno in effetti confermato come molti dei miliziani abbiano cambiato in fretta e furia divisa, tornando alle vecchie appartenenze di clan. Lo scrittore Mohamed Abdinoor pone l’accento sul fatto che “migliaia di uomini delle Corti sono stati lasciati in balia degli eventi, dopo che i vertici delle milizie sono fuggiti verso il sud senza dare direttive precise. Uomini che ora vivono nel terrore di essere scovati dal governo, una volta che le acque si saranno calmate e l’emergenza bellica cesserà”.
 
Strategia. C’è chi ritiene invece, come l’analista Matt Bryden, che il principale errore delle Corti sia stato strategico: le milizie islamiche avrebbero avuto gioco facile fin quando hanno dovuto affrontare i signori della guerra, divisi tra di loro e senza un preciso piano militare. Tutt’altra cosa è stata scontrarsi con un esercito efficiente e ben armato come quello etiope, dotato di una forza aerea che ha fatto la differenza. Sembra inoltre che le Corti non abbiano goduto del supporto internazionale (Eritrea in primis) denunciato da un recente rapporto dell’Onu. “Non ho mai visto soldati stranieri combattere a fianco delle Corti”, conferma Albadri. Il governo ha annunciato di aver arrestato alcuni combattenti provenienti dall’estero, ma da qui a ritenere che l’esercito eritreo sostenesse attivamente le Corti con migliaia di uomini la differenza è grande.
 
Il leader delle Corti islamiche, Sheikh Sharif AhmedProibizioni. Un ruolo importante lo hanno giocato anche le proibizioni imposte dalle Corti, come la chiusura dei cinema, il bando alla musica o al calcio, e il blocco alle importazioni e al consumo di khat. “Provvedimenti che hanno progressivamente fatto perdere alle Corti quel sostegno che inizialmente avevano e che era stato uno delle chiavi di volta del loro successo” conferma Albadri. Adesso è molto difficile prevedere le future mosse delle Corti: alcuni degli effettivi hanno tentato di sconfinare in Kenya, altri si sono asserragliati in piccoli centri nel sud della Somalia, molto difficili da espugnare anche per l’esercito etiope. E’ probabile che i superstiti delle Corti diano il via a una guerriglia prolungata (l’altro ieri si sono registrati i primi attacchi ai soldati etiopi), ma non è escluso che il gruppo si sfaldi definitivamente senza lasciare traccia. Come neve al sole. 

Matteo Fagotto

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