Raramente ci occupiamo di Italia. Oggi, non possiamo fare a meno di intervenire
Raramente interveniamo nelle vicende di questo paese, l'Italia.
PeaceReporter è un giornale di esteri, e i giornalisti della redazione seguono
due vocazioni: più che la ricerca della pace, quella della abolizione della guerra
per prima cosa. E poi, insieme, la ricerca della verità. Il racconto dei fatti.
Cerchiamo di raccontare il mondo attraverso le storie di chi il mondo vive, e
spesso vive subendo le nostre guerre, le nostre economie, il nostro stile di vita.
Oggi non possiamo fare a meno di intervenire, entrando a piedi uniti nel dibattito
che
sta su tutte le pagine dei giornali.
Perché un
generale ci ha detto che non ci sono impegni internazionali di sorta,
se il nostro governo volesse, potremmo "dire chiaramente di essere stati coinvolti
in un allargamento di compiti e in una nuova fase della missione che non condividiamo,
per il rispetto della lettera e dello spirito della nostra Costituzione. Se lo
crediamo, dobbiamo andarcene a testa alta e sbattendo la porta. Ne avremmo il
diritto e saremmo rispettati".
E non ce lo ha detto un generale qualsiasi, ma il generale Fabio Mini, che è
stato un altissimo dirigente dell'alleanza atlantica. E che dunque può ben strappare
quel velo di ipocrisia che prova a nascondere le bugie e gli omissis che i politici
del centrosinistra, esattamente come prima quelli del centrodestra vanno spandendo
a piene mani.
Il generale Mini, ad essere onesti, ci ha anche detto che "chi sostiene che senza
forze di sicurezza non ci
sarebbero problemi mente sapendo di mentire". Beh,
io
sono stato recentemente nel sud dell'Afghanistan, a seguire la vicenda che ha
coinvolto Gabriele
Torsello. La struttura ospedaliera che mi ha ospitato non era
protetta, non aveva intorno militari né altri armati di alcun tipo. Eppure, quell'ospedale
era l'unico posto, giù al sud, dove io e quelli che erano con me ci siamo sentiti sicuri.
Abbiamo fatto un lavoro relativamente facile. Abbiamo fatto i conti. E questi
conti ci dicono, insieme alle centinaia di testimonianze che sulla guerra afgana
abbiamo raccolto, che in quel paese si può andare a fare qualsiasi cosa, tranne
che una missione di pace.