09/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente delle Filippine chiede aiuto alla Ue per indagare su centinaia di omicidi politici
Il presidente delle Filippine, Gloria Macapagal Arroyo, ha rivolto un appello all'Unione Europea e a sette Stati europei, tra cui l'Italia, per chiedere aiuto nella conduzione delle indagini sulle centinaia di esecuzioni extragiudiziali avvenute negli ultimi anni nel paese. L'intervento straniero dovrebbe servire a garantire l'imparzialità dell'inchiesta, messa in dubbio da più fronti.  

il presidente Gloria Arroyo passa in rassegna le truppeMilitari sotto accusa. Nello scorso agosto il governo di Manila ha nominato una commissione d'inchiesta per investigare sulle centinaia esecuzioni extragiudiziali di militanti politici – perlopiù di sinistra - , giornalisti, avvocati, giudici e attivisti per i diritti umani che hanno insanguinato l'arcipelago: secondo le denunce dell'organizzazione filippina Karapatan, sarebbero 800 gli omicidi a sfondo politico dal 2001 a oggi. La cosiddetta commissione Melo, guidata dall'ex giudice della Corte suprema José Melo, ha consegnato alla presidente Arroyo un ampio rapporto che indicava come la maggior parte degli asassinii fosse da attribuire all'esercito. José Melo ha anche puntato il dito contro il generale Jovito Palparan, che in un'intervista aveva ammesso di avere “suggerito” a qualcuno di “vendicare i crimini commessi dal New People's Army”, il gruppo paramilitare comunista che dal 1969 combatte per quella che definiscono una “rivoluzione di popolo”.

soldati filippiniIl presidente minimizza. Gloria Arroyo, presentando alla stampa i primi risultati dell'inchiesta, ha però minimizzato il ruolo dei militari (“Per il 99 percento, sono brave persone”), dando ad intendere che le violenze potrebbero essere state compiute solo da poche mele marce. E ha aggiunto che la responsabilità di questi crimini va ripartita a destra e a sinistra, ma soprattutto tra i gruppi guerriglieri che combattono il governo centrale. La Arroyo si è anche rifiutata di consegnare ala stampa il rapporto completo, suscitando le critiche delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, che hanno visto la decisione come una conferma della volontà politica del governo di coprire le forze armate. Secondo i critici, inoltre, gli omicidi e le sparizioni non sarebbero affatto opera di “mele marce”, ma farebbero parte della sistematica repressione operata dal governo nell'ambito del cosiddeto Oplan Bantay Laya (Piano Vigilanza della Libertà), la grande campagna lanciata nel 2002 per contrastare la guerriglia comunista nell'arcipelago. Il problema è che, oggi, nelle Filippine, il governo non gode più della fiducia della popolazione. E il clima di impunità regna sovrano: per le centinaia di omicidi, sparizioni ed esecuzioni extragiudiziali, dall'insediamento del presidente Arroyo a oggi, nessuno è mai finito davanti a un giudice.

Cecilia Strada

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