16/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'opposizione occupa piazza dei Martiri a Beirut, da cento giorni
Un'anziana donna, hijab nero sul capo, poggia i gomiti sulle transenne mentre osserva il palco che balugina tra la folla, raccolta in piazza dei Martiri, a Beirut. In mano una sigaretta, nell'altra la bandiera libanese. É solo una delle migliaia di bandiere bianche e rosse, col cedro al centro, che l'opposizione libanese ha scelto come simbolo dell'unità tra le confessioni religiose contro il governo di Fouad Seniora.

Donna sciita in piazza dei Martiri. Foto di Naoki TomasiniLa tendopoli. Piazza dei Martiri, nel centro di Beirut, dal primo dicembre 2006 è diventata una tendopoli presidiata 24 ore al giorno da libanesi di tutte le età, confessioni ed estrazioni, che chiedono le dimissioni del premier e l'inizio di una nuova stagione politica. Ogni sera slogan luminosi vengono proiettati sulle pareti dei palazzi attorno al palco, da cui giungono musiche tradizionali e le voci dei leader delle diverse fazioni. “Siamo disposti a rimanere qui a oltranza”, ripetono tutti, “finché non raggiungeremo i nostri obiettivi”. Il recente viaggio del presidente iraniano Ahmandinejad in Arabia Saudita e i colloqui tra il presidente del parlamento Nabih Berri e il leader dalla coalizione '14 marzo' al governo, Saad Hariri, hanno portato una ventata di ottimismo. La soluzione della crisi è vicina secondo i politici delle due parti. Intanto però, oggi, la tendopoli compie cento giorni.

Barriere all'ingeresso di piazza dei Martiri. Foto di Naoki TomasiniLo stallo. Il presidio nel pieno centro di Beirut ha sconvolto l'economia della città che, dopo la guerra con Israele, è presidiata dall'esercito libanese e non riesce a tornare alla normalità. I negozi e i locali del centro sono aperti, ma deserti. I turisti latitano e la gente di Beirut gira di notte con cautela. Place d'Etoile, la piazza più rappresentativa di Beirut, è vuota e per accedere bisogna passare i controlli dell'esercito. Molta della gente che lavora in centro ormai si è abituata alla tendopoli e ha trovato vie alternative per raggiungere i posti di lavoro, evitando la congestione del traffico attorno alla piazza occupata. La vita della città sembra congelata, in attesa che la crisi passi, o nel timore che degeneri. I partiti del blocco 14 marzo, la coalizione al governo, hanno più volte minacciato di usare la forza per sgomberare la piazza e hanno invitato i negozianti a scioperare contro l'occupazione del centro, che li danneggia economicamente.

Studenti si scaldano nella tendopoli. Foto di Naoki TomasiniBraccio di ferro. La protesta delle opposizioni guidate da Hezbollah, raccolte sotto la sigla 'coalizione 8 marzo' hanno avuto un sussulto il 23 gennaio scorso. I loro sostenitori, sciiti e cristiani, assieme al sindacato libanese, hanno invaso i punti nevralgici di Beirut, bruciando pneumatici e bloccando le strade, mentre entravano in azione anche le milizie dei partiti della colazione al governo: Mustaqbal, Forze Libanesi, Kataeb e Jumblatt. Per alcune ore si è rischiata la guerra civile, ma l'intervento dell'esercito per sedare gli scontri è stato equilibrato e i leader delle opposizioni hanno deciso di non insistere, riportando la protesta in piazza dei Martiri. Quello che è in corso da cento giorni è un pericoloso braccio di ferro, ma i leader delle opposizioni, Nasrallah in testa, hanno a più riprese dichiarato di volere evitare lo scontro totale. “La nostra linea rossa è la guerra civile”, ha dichiarato recentemente la guida del 'partito di Dio', lasciando intendere che i manifestanti non risponderanno alle provocazioni e nemmeno all'uccisione dei loro sostenitori, come accaduto a dicembre al 21enne Ahmad Mahmoud.

Mini sostenitore di Hezbollah. Foto di Naoki TomasiniHariri. La soluzione della crisi è legata all'istituzione del tribunale internazionale per l'omicidio di Rafiq Hariri, che a novembre causò la fuoriuscita dal governo dei ministri di Hezbollah. La coalizione di Seniora sosteneva che Hezbollah avesse boicottato il tribunale per proteggere i mandanti siriani dell'omicidio, mentre le opposizioni replicavano di aver rifiutato la proposta perché non era stato concesso loro il tempo minimo per valutarne i contenuti. La scorsa settimana il capo del parlamento Nabih Berri si è incontrato quattro volte con Saad Hariri. Al termine dei colloqui Berri ha dichiarato che un accordo è stato raggiunto e che ora inizierà la discussione per creare un governo di unità nazionale. Nasrallah ha fatto sapere di essere favorevole a questi colloqui da cui però si è chiamato fuori, sostenendo che il movimento sciita è “pronto al peggio”, per ottenere una maggioranza nel governo, sufficiente ad esercitare il potere di veto. Hezbollah continua ad accumulare armi di provenienza iraniana, mentre le forze del 14 marzo, sostenute da Israele e dagli Usa, non sembrano disposte a modificare la formula da loro proposta: 19 deputati per la maggioranza, 10 per l'opposizione e un neutrale. La composizione del governo sarà il prossimo nodo da sciogliere, prima che le tende lascino la piazza.
 

Naoki Tomasini

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