
Abdul Kabir – nome di fantasia – ha 12 anni. Ha lasciato il
suo villaggio in Uruzgan per andare a lavorare nella bottega di un parente a
Kandahar. Ma quando è arrivato in città, l’uomo non lo ha voluto assumere e gli
ha sbattuto la porta in faccia. Così Abdul è andato al mercato della mano d’opera,
dove due uomini gli hanno promesso un lavoro come muratore per un dollaro al
giorno. Ma invece di portarlo in cantiere, lo hanno condotto in un edificio abbandonato
e lo hanno violentato. Ripresosi dal trauma, Abdul ha deciso di tornare nel suo
villaggio. Un tassista gli ha offerto un passaggio gratis e poi, una volta in
macchina, ha abusato di lui. Una volta a casa, il ragazzino, non dandosi per
vinto, ha cercato di tirar su qualche dollaro con la raccolta dell’oppio nel
campo di un amico di famiglia. Ma lì, tra i papaveri, un altro bracciante ha
provato a violentarlo: Abdul ha reagito, ferendo l’uomo con il falcetto per estrarre
l’oppio. Il dodicenne è stato per questo consegnato alla polizia e rinchiuso in
un riformatorio. Il suo violentatore è a piede libero.
Un fenomeno sommerso
ma diffuso. Questa drammatica storia, raccolta da
Irin News, è solo uno dei tantissimi casi
di abusi sessuali sui minori: un fenomeno sempre più diffuso in un Paese che
non riesce a uscire dalla miseria e dalla guerra. Non esistono statistiche
attendibili in merito, solo stime elaborate dalla Commissione Indipendente per
i Diritti Umani dell'Afghanistan (
Aihrc)
e dall’organizzazione
Save the Children-Svezia.
Secondo i loro dati, nella sola città di Kandahar sono stati recentemente denunciati
14 casi di violenze sessuali su minori, ma almeno il doppio sarebbero i casi rimasti
non denunciati dalle giovani vittime per paura di finire in carcere o
semplicemente di essere picchiati o uccisi dai genitori. Sì, perché quasi la
metà dei casi denunciati si riferiscono ad abusi avvenuti fra le mura domestiche
ad opera di familiari o parenti.
Considerando che a Kandahar, con il suo mezzo milione di
abitanti, vive l’1,6 percento della popolazione afgana, e tenendo conto che due
casi su tre non vengono denunciati, in Afghanistan potrebbero essere oltre 2.500
i minori vittime recenti di abusi sessuali.
Cause culturali,
economiche e legali. La preoccupante dimensione di questo fenomeno ha molte
cause.
Una culturale, sopra tutte. La pedofilia, spesso associata
all’omosessualità, è infatti diffusissima in una società come quella afgana, dove
la tradizione e la religione riducono al minimo i contatti tra donne e uomini,
portando questi ultimi a cercare alternative tra di loro e con i minori. A poco
servono le campagne di sensibilizzazione che l’
Unicef
promuove nel Paese.
L’ignoranza e la povertà sono altre cause fondamentali: secondo
l’Aihrc, la metà dei bambini vittime di abusi vive in condizioni di povertà
estrema ed è costretta dai genitori a lavorare, invece che andare a scuola. La
miseria, in Afghanistan, è la conseguenza di oltre un quarto di secolo di guerra
ininterrotta: una guerra che non accenna a placarsi.
L’ultima causa, più contingente, che
sta dietro alla sempre maggior diffusione di questo fenomeno è
l’impunità di
cui godono i colpevoli. Sotto i talebani, chi veniva accusato di aver
violentato un minore veniva giustiziato. L’attuale codice penale afgano
non
prevede nemmeno questo crimine e i rari imputati vengono puniti in base
all’articolo
427 sull’adulterio, che prevede un massimo di dieci anni di prigione.
Ben spesi i 57 milioni di euro che l'Italia ha investito nella riforma
del sistema giudiziario afgano...