Gli elicotteri militari della Nato hanno colpito e affondato,
a distanza di pochi giorni, due imbarcazioni che navigavano sul fiume Helmand.
Bilancio:
60 morti sabato e 30 morti ieri. Per il primo episodio, inizialmente presentato
come un “incidente”, si era parlato di vittime civili, tra cui “alcuni talebani”.
Ma quando ieri il governo afgano ha ammesso che la seconda imbarcazione è stata
colpita da elicotteri Nato, lasciando intendere che lo stesso era avvenuto
sabato, tutti i morti sono diventati talebani.
L’ammissione del
generale. “Gli elicotteri Nato hanno colpito la barca dopo che uomini
armati a bordo della stessa avevano aperto il fuoco contro il velivolo”, ha
dichiarato il portavoce del ministero della Difesa afgano, generale Zaher Azimi,
che già per l’affondamento di sabato aveva lasciato intendere che la barca era
stata
coinvolta in uno scontro a fuoco con velivoli militari.
Non stupisce che, dopo le sue parole, le vittime civili inizialmente
ammesse si siano trasformate in talebani. Non si contano i civili afgani che,
da morti, sono diventati talebani.
La nuova offensiva Nato.
Che su quelle imbarcazioni vi fossero dei talebani in fuga dalla Nato e dall’esercito
afgano è più che probabile, visto che in quella zona infuriano da giorni violentissimi
combattimenti, iniziati giovedì notte dopo l’abbattimento dell’elicottero Chinook
della Nato, costato la vita a cinque soldati Usa, un britannico e un canadese.
Almeno
34 i presunti talebani uccisi nei bombardamenti aerei di venerdì sul distretto
di Kajaki, nel nord di Helmand; forse una quarantina quelli morti sotto le
bombe ieri nel vicino distretto di Shah Wali Kot, a nord di Kandahar. Chissà
quanti di loro, da vivi, erano civili.