Dopo settimane di braccio di ferro, la
crisi politica somala si è conclusa con le dimissioni del
premier Mohamed Gedi. Il primo ministro, da mesi ai ferri corti con
il presidente Abdullahi Yusuf, ha rassegnato lunedì le
dimissioni, e a breve dovrebbe tenere un discorso di commiato al
Parlamento, riunito a Baidoa. La mediazione etiope e i tentativi di
conciliazione dell'Arabia Saudita non sono riusciti a riavvicinare i
due protagonisti della vita politica somala, che subisce un pesante
contraccolpo proprio quando gli insorti moltiplicano gli attacchi a
Mogadiscio.
Dimissioni. “E' un'altra sconfitta per un sistema
politico ormai nel caos”, commenta a
PeaceReporter un
analista politico somalo fuggito due mesi fa dal Paese e che
preferisce rimanere anonimo per questioni di sicurezza. “Le
dimissioni porteranno nuove divergenze tra i clan Hawiye e Darod (da
cui provengono rispettivamente Gedi e Yusuf,
ndr) e la
situazione non migliorerà comunque”. Intanto, però,
la diatriba tra i due si è risolta senza lo spargimento di
sangue che alcuni avevano ipotizzato. Negli ultimi giorni, fonti
somale avevano riferito a
PeaceReporter che Gedi stesse
armando una propria milizia per la resa di conti con Yusuf. Se non
altro, le dimissioni sbloccano in parte una situazione incancrenita,
che avrebbe potuto davvero portare la Somalia sull'orlo di una nuova
guerra civile.
Buona parte nella decisione di Gedi
sembra aver avuto l'Etiopia, la maggiore sostenitrice del governo
somalo, che mantiene migliaia di truppe nel Paese. Non è un
caso che il Gedi bellicoso dei giorni scorsi abbia deciso di cedere
il testimone proprio dopo una recente visita ad Addis Abeba.
Futuro. Le trattative per la scelta del nuovo
premier si annunciano lunghe: bisognerà scegliere un uomo che
abbia l'appoggio dei principali clan (cosa non facile) e che provenga
preferibilmente dalle file degli Hawiye, per controbilanciare il
potere del presidente. Pena un ulteriore inasprimento dei già
difficili rapporti all'interno del Parlamento, dove il consenso si
raggiunge dopo trattative che si stanno rivelando sempre più
difficili e complesse. La Somalia si ritrova con una leadership
acefala, un'occasione che gli insorti vicini alle Corti islamiche
difficilmente si lasceranno sfuggire.
Scontri. A riprova di ciò, lunedì
i combattimenti avvenuti nei pressi del mercato Bakara hanno
provocato almeno una vittima, costringendo numerosi negozianti della
zona a rimanere chiusi per ragioni di sicurezza. Nel fine settimana,
le truppe etiopi avevano disperso a colpi di fucile centinaia di
manifestanti scesi nelle strade per chiedere la partenza dei soldati
di Addis Abeba, provocando la fuga dalla città di centinaia di
persone per paura di una recrudescenza degli scontri.. Il ritiro dei
contingenti etiopi rimane un'ipotesi impraticabile, visto che senza
il loro aiuto le autorità non riuscirebbe a controllare il
Paese. Tanto più ora che l'esecutivo non esiste più.