29/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il premier Gedi si dimette, lasciando tutto il potere nelle mani del presidente
Dopo settimane di braccio di ferro, la crisi politica somala si è conclusa con le dimissioni del premier Mohamed Gedi. Il primo ministro, da mesi ai ferri corti con il presidente Abdullahi Yusuf, ha rassegnato lunedì le dimissioni, e a breve dovrebbe tenere un discorso di commiato al Parlamento, riunito a Baidoa. La mediazione etiope e i tentativi di conciliazione dell'Arabia Saudita non sono riusciti a riavvicinare i due protagonisti della vita politica somala, che subisce un pesante contraccolpo proprio quando gli insorti moltiplicano gli attacchi a Mogadiscio.

Il premier somalo Mohamed GediDimissioni. “E' un'altra sconfitta per un sistema politico ormai nel caos”, commenta a PeaceReporter un analista politico somalo fuggito due mesi fa dal Paese e che preferisce rimanere anonimo per questioni di sicurezza. “Le dimissioni porteranno nuove divergenze tra i clan Hawiye e Darod (da cui provengono rispettivamente Gedi e Yusuf, ndr) e la situazione non migliorerà comunque”. Intanto, però, la diatriba tra i due si è risolta senza lo spargimento di sangue che alcuni avevano ipotizzato. Negli ultimi giorni, fonti somale avevano riferito a PeaceReporter che Gedi stesse armando una propria milizia per la resa di conti con Yusuf. Se non altro, le dimissioni sbloccano in parte una situazione incancrenita, che avrebbe potuto davvero portare la Somalia sull'orlo di una nuova guerra civile.
Buona parte nella decisione di Gedi sembra aver avuto l'Etiopia, la maggiore sostenitrice del governo somalo, che mantiene migliaia di truppe nel Paese. Non è un caso che il Gedi bellicoso dei giorni scorsi abbia deciso di cedere il testimone proprio dopo una recente visita ad Addis Abeba.

Futuro. Le trattative per la scelta del nuovo premier si annunciano lunghe: bisognerà scegliere un uomo che abbia l'appoggio dei principali clan (cosa non facile) e che provenga preferibilmente dalle file degli Hawiye, per controbilanciare il potere del presidente. Pena un ulteriore inasprimento dei già difficili rapporti all'interno del Parlamento, dove il consenso si raggiunge dopo trattative che si stanno rivelando sempre più difficili e complesse. La Somalia si ritrova con una leadership acefala, un'occasione che gli insorti vicini alle Corti islamiche difficilmente si lasceranno sfuggire.

Una donna ferita negli scontri del weekend a MogadiscioScontri. A riprova di ciò, lunedì i combattimenti avvenuti nei pressi del mercato Bakara hanno provocato almeno una vittima, costringendo numerosi negozianti della zona a rimanere chiusi per ragioni di sicurezza. Nel fine settimana, le truppe etiopi avevano disperso a colpi di fucile centinaia di manifestanti scesi nelle strade per chiedere la partenza dei soldati di Addis Abeba, provocando la fuga dalla città di centinaia di persone per paura di una recrudescenza degli scontri.. Il ritiro dei contingenti etiopi rimane un'ipotesi impraticabile, visto che senza il loro aiuto le autorità non riuscirebbe a controllare il Paese. Tanto più ora che l'esecutivo non esiste più. 

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità