Colloquio
con Omar Salek, responsabile
Diritti Umani nei Territori Occupati del Ministero dei Territori
Occupati della Repubblica Araba Saharawi Democratica.
Il
Sahara Occidentale, occupato militarmente dal Marocco dal 1975, si
trova a vivere una situazione particolarmente critica e, purtroppo,
poco conosciuta. Qual è il quadro generale della situazione
del rispetto dei diritti umani nei territori occupati e nelle carceri
del Sahara Occidentale?
In
primo luogo voglio segnalare che i territori occupati stanno vivendo
una situazione allarmante per l’ingente dispiego di forze di
polizia che attualmente il regime marocchino sta facendo nelle strade
di El Aaiun, Smara, Dakla e nelle altre principali città del
sud. I nostri concittadini nei territori sono perseguitati,
osteggiati e in ogni momento, ci sono sequestri, interrogatori,
torture. Dal 2005 a ora ci sono state molte manifestazioni pubbliche
dove la resistenza pacifica, chiamata Intifada, si è affermata
e consolidata nella popolazione. Finora ci sono stati due morti e
decine di arresti politici di persone giudicate e sommariamente
rinchiuse nelle carceri nei territori occupati come nel sud e nel
resto del Marocco. Oggi i territori occupati sono isolati dal resto
del mondo, è proibito l’accesso ai giornalisti e alle
delegazioni parlamentari d’indagine. Dalla settimana scorsa 61
prigionieri politici nella Carcere Nera di El Aaiun, di Kenitra, di
Ait Meloul, di Tiznit e di Sale, arrestati solamente perché
rivendicavano la libera autodeterminazione del popolo saharawi
manifestando pacificamente e come attivisti per i diritti umani, sono
entrati in sciopero della fame e iniziano a stare molto male. Molte
organizzazioni, inclusa l’associazione marocchina per i diritti
umani, hanno lanciato un appello per salvare la vita ai prigionieri
politici saharawi perché la situazione che stanno vivendo è
tragica. Alcuni non hanno spazio per alzarsi in piedi nelle celle
sovraffollate e la situazione sanitaria è atroce e senza alcun
controllo.
Il
mandato della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum in
Sahara Occidentale non prende minimamente in considerazione questa
situazione. È possibile che questa Missione Onu ampli il suo
mandato verso l’istituzione di una forza di Polizia Internazionale
per vigilare sul rispetto dei diritti umani?
La Rasd e le Ong nei territori
occupati hanno fatto questa proposta per andare oltre il mandato
attuale della Minurso, che attualmente è solo di sorveglianza
del cessate il fuoco tra le parti, e arrivare a proteggere i
cittadini saharawi nei territori occupati e al Referendum di
autodeterminazione. In seno al Consiglio di Sicurezza della Nazioni
Unite, il Fronte Polisario ha richiesto la protezione dei cittadini
saharawi da parte della Minurso, però finora non ci sono state
risoluzioni in questo senso. I Caschi Blu che attualmente presidiano
il territorio non possono fare nulla per fermare le torture e le
violazioni dei diritti umani che avvengono davanti ai loro occhi.
A
un livello più politico, che lettura può essere data
alla denuncia di genocidio del popolo saharawi da parte del Marocco
del giudice spagnolo Baltasar Garzon ?
È
molto importante, a prescindere dall’esito che questa potrà
avere. Garzon ha evidenziato davanti all’opinione pubblica
internazionale le atrocità a cui sono stati e sono sottoposti
i cittadini saharawi che continuano ad abitare i territori occupati.
Sono state trovate fosse comuni in cui decine di saharawi sono stati
interrati vivi, ci sono ancora testimoni che conoscono i generali e
i colonnelli responsabili di tutto questo. Dal 1975 ci sono stati più
di 400 desaparecidos saharawi di cui non sono state ritrovate tracce,
i famigliari chiedono ancora che venga fatta luce su tutto questo ma
non hanno mai avuto alcuna notizia.
Riguardo
l’ultimo round di trattative di Manhasset, è possibile
nutrire ancora speranza per una soluzione pacifica della questione
saharawi?
La prospettiva è molto
chiara: ci potrà essere un’opzione di pace fintanto che si
potrà porre fine a questa situazione che da 32 anni vede esuli
saharawi rifugiati nei campi in Algeria e altri saharawi oppressi e
maltrattati da un Regime non scelto, se di tutto questo non sarà
possibile veder la fine i saharawi saranno costretti a imbracciare di
nuovo le armi destabilizzando tutta la zona del Maghreb smettendo di
curarsi del rispetto del diritto internazionale.
a cura di Giulia Norcini