Accresciuta disponibilità. “Il nostro contributo punta con determinazione a rafforzare l'efficacia della
presenza in Afghanistan, anche sotto il profilo della sua dimensione militare.
È questo l'obiettivo della decisione di rivedere, rendendole più flessibili, le
regole di impiego delle nostre truppe nella missione Isaf. Questa decisione -continua
Frattini - costituisce un segnale di accresciuta disponibilità nel momento in
cui la Nato è impegnata con tutte le sue forze per assicurare il successo della
sua missione in Afghanistan: la revisione dei caveat nazionali rappresenta infatti
il seguito logico della decisione della Nato di rafforzare il sostegno militare
e politico alle operazioni di Isaf». Accresciuta disponibilità, appunto. Tanto
che il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiega che il contingente verrà
assottigliato nell'estate, per essere però poi reintegrato nel numero in autunno.
Quello che non dice
è come sarà l'avvicendamento, e cioè che saranno battaglioni operativi a rilevare la parte del contingente
sulla via del ritorno. Anche perché nei famosi caveat si passerà dalla risposta
in 48 ore alle domande di impiego delle nostre forze militari a sole sei ore,
per essere operativi immediatamente. “Il rafforzamento della nostra presenza nella
regione occidentale - ha detto La Russa - permetterà una nuova articolazione del
contingente nazionale, che potrà disporre di maggiori capacità di manovra, e potrà
incrementare ulteriormente il contributo alla formazione e all'assistenza dell'esercito
nazionale afgano” Il ministro La Russa non ha escluso, per quanto questa sia al
momento solo una ipotesi, l'invio di caccia Tornado in Afghanistan
E il Parlamento? «Non è previsto» che il Parlamento venga coinvolto nella risposta da dare al
Comando Nato in Afghanistan, nel caso di una richiesta di impiego dei militari
italiani fuori dall'area di loro competenza. Lo ha detto La Russa, che ha ammesso
un particolare inquietante nelle parole che ha utilizzato: ha ricordato che da
più parti è stata chiesta all'Italia la rimozione dei caveat, cioè di quelle limitazioni
all'impiego dei propri militari poste dal governo: «Io non ho consentito - ha
spiegato - che la discussione fosse 'caveat sì, caveat nò', perché non considero
maturi i tempi» per un impiego fuori dall'area di responsabilità senza l'ok del
governo. La discussione è stata invece spostata sul termine entro cui dare la
risposta, che da 72 ore si intende ridurre a sei.