Alcuni ufficiali sanitari hanno paventato il rischio che la disputa al confine fra Cambogia e Thailandia possa rendere vani gli sforzi atti a contenere la diffusione della malaria, a causa del limitato accesso alle prevenzioni, prime diagnosi e cure.
Lungo il confine fra i due paesi, nella ex roccaforte di Pailin dei Khmer rossi, infatti, il parassita sta divenendo sempre più resistente all'artemisinina, il principale medicinale utilizzato per fronteggaire l'epidemia. Secondo gli esperti, il parassita potrebbe presto raggiungere anche l'Africa.
L'organizzazione mondiale per la salute (WHO) ha lanciato a gennaio un programma globale di contenimento di 175 milioni di dollari, in partnership con Roll Back Malaria. L'agenzia delle Nazioni Unite collabora con il ministero della Salute thailandese e cambogiano, ma gli eserciti dei due paesi sono riluttanti a condividere i dati medici in loro possesso per motivi di sicurezza.
Robert Newman, direttore del Global Malaria Programme for the World Health Organization (WHO), auspica che "l'importanza di questa emergenza sanitaria globale possa avere la precedenza sul conflitto politico".