Il "Gran Gioco" in Estremo Oriente è una faccenda di isole [clicca per ingrandire]. Alcuni eventi degli ultimi giorni fanno infatti crescere la tensione intorno a tre arcipelaghi: le Spratly, nel Mar Cinese meridionale; le Senkaku-Diaoyu, nel Mar Cinese orientale; Le Curili, a nord del Giappone.
Le Spratly sono un gruppo di circa 750 isole coralline contese da Cina, Taiwan, Vietnam, Filippine, Malaysia e Brunei, che hanno piccole basi militari su questa o quella.
Sono importanti per la pesca e perché si ritiene che i loro fondali siano ricchi di petrolio e gas. Mercoledì 3 marzo, una nave filippina che faceva rilevamenti petroliferi è stata avvicinata e ostacolata da due motovedette cinesi. Manila ha inviato sul posto un paio di aerei da guerra.
Sempre il 3 marzo, secondo fonti giapponesi, due aerei ricognitori cinesi hanno volato a cinquanta chilometri di distanza dalle isole Senkaku, controllate da Tokyo ma rivendicate sia da Pechino sia da Taipei. Il Giappone ha immediatamente inviato due caccia nell'area, poi l'emergenza è rientrata.
La tensione in quella zona è palpabile da settembre, quando un peschereccio cinese speronò due motovedette nipponiche creando un incidente diplomatico con tanto di cortei nazionalisti in entrambi i Paesi e dichiarazioni al vetriolo di politici e commentatori.
Anche qui la posta in gioco sono le risorse ittiche e la possibilità che i fondali ospitino giacimenti di gas e petrolio.
Le tensioni maggiori riguardano però Kunashiri, Iturup, Shikotan e Habomai, cioè le quattro isole Curili più meridionali che il Giappone considera parte inalienabile del proprio territorio e che l'Unione Sovietica occupò nel 1945.
Giovedì 4 marzo, la Russia ha annunciato per bocca del presidente Medvedev che vi saranno installate a breve armi tecnologicamente più avanzate: missili Tor-M2 (in grado di colpire contemporaneamente quattro obiettivi differenti) e Yakhont (a medio raggio, che trasportano testate fino a 200 chili di peso), elicotteri d'assalto Mi-28, con missili anticarro e aria-aria. Inevitabili le proteste di Tokyo.
Sullo sfondo dei singoli eventi, sia Cina sia Russia hanno annunciato un incremento delle proprie spese militari, mentre il Giappone ha già varato da tempo un nuovo programma di difesa nazionale, denominato "dynamic defense capability", che sembra fatto su misura per un'eventuale minaccia cinese, senza però distogliere troppo l'attenzione dal fronte nord.
Le strategie militari dei singoli Paesi sono sempre tarate sul peggior scenario possibile ed è evidente che questo crea un'escalation e un allargamento del potenziale conflitto. Infatti, i contendenti più deboli - il Giappone ma, soprattutto i Paesi che, Cina a parte, si contendono le Spratly - guardano inevitabilmente a un grande protettore, ovviamente gli Stati Uniti, in grado di offrire loro una netta superiorità tecnologica.
Nella politica di potenza in Estremo Oriente si mischiano fattori storico-culturali a modernissime ragioni economiche - leggi energetiche - specialmente per quanto riguarda il controllo dei giacimenti sottomarini e delle rotte marittime su cui transitano commerci e materie prime.
Il caso delle Curili è esemplare. Al contenzioso storico, con la ferita aperta dell'occupazione sovietica a pochi chilometri dalla costa di Hokkaido, si aggiunge il fatto strategico: le isole sono di fatto la porta tra Mare di Ochotsk e Oceano Pacifico, una sorta di stretto dei Dardanelli del Far East che permette il viavai della flotta russa.
Espansionismo russo-cinese ai danni del Giappone e di altri Paesi minori, dunque? Non necessariamente. Tra le varie interpretazioni per spiegare la scelta russa di riarmare e di recitare un ruolo nuovamente assertivo in Asia nord-orientale, la più suggestiva è quella di Alexei Pilko, un commentatore vicino ai palazzi del potere secondo cui Mosca avrebbe timore di un possibile "entente cordiale" in Estremo Oriente tra Cina e Usa: uno scambio "Taiwan per la Corea del Nord" che libererebbe poi energie cinesi per la colonizzazione economica dell'immensa Siberia russa.
A pensare male si fa peccato ma ci si azzecca: così sembra che si ragioni dalle parti del Cremlino.
Gabriele Battaglia