07/06/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Una proposta di seppellire l'ex presidente tra gli eroi nazionali, o anche solo con gli onori militari, divide il Paese

Ventidue anni dopo la sua morte in esilio, l'ex presidente Ferdinand Marcos rimane una figura che divide le Filippine: odiato da chi ricorda le innumerevoli violazioni dei diritti umani e le enormi ricchezze sottratte al Paese, rimpianto da chi ricorda i suoi metodi da "uomo forte" e si avvantaggiò dei fondi pubblici spesi dissennatamente. Spaccature mai sepolte, proprio come l'ex autocrate, il cui corpo è conservato in una cella frigorifera nel mausoleo di famiglia. E ora che della sua sepoltura si ritorna a parlare, con la possibilità che a Marcos venga concesso un funerale con gli onori militari, il dibattito infiamma il Paese.

Lo scorso marzo, la Camera di Manila ha approvato una risoluzione per raccomandare l'interramento di Marcos nel cimitero di Libingan ng mga Bayani, dove riposano gli eroi nazionali. Il presidente Benigno "Noynoy" Aquino, figlio dell'omonimo leader dell'opposizione a Marcos ucciso al suo ritorno in patria nel 1983, si ritrova così la responsabilità di riabilitare o meno l'uomo considerato responsabile della morte del padre. "Noynoy" - eletto un anno fa sull'onda dell'emozione per la morte della madre Cory, diventata presidente dopo la cacciata di Marcos dal Paese - ha girato la questione al suo vice Jejomar Binay, che dopo due mesi ha scelto una via di mezzo: bocciando l'idea della sepoltura tra gli eroi, ma avanzando quella di un funerale con gli onori militari.

Per i parenti delle vittime, ma anche per la Commissione nazionale per i diritti umani, la proposta è quasi un insulto. Nei 21 anni di Marcos al potere, mentre Washington lo elogiava per i suoi "meriti democratici", decine di migliaia di oppositori subirono torture, incarcerazioni arbitrarie o sparirono nel nulla. E poi c'è chi ricorda gli spaventosi buchi in bilancio lasciati dal presidente e dalla moglie Imelda, a capo di un gigantesco sistema incentrato sul nepotismo e la corruzione, nonché rinosciuti colpevoli dalla Corte suprema di essersi arricchiti a spese del Paese.

Mentre Aquino prende tempo sulla decisione finale, la stampa filippina ha preso posizione contro l'idea di qualsiasi onore riconosciuto a Marcos. Altro che decisione "salomonica", ha scritto l'Inquirer di Manial commentando la proposta del vicepresidente Binay: sarebbe meglio dire "schizofrenica". Un parlamentare, Walden Bello, ha auspicato che a Marcos venga concesso lo stesso trattamento riservato a Osama bin Laden dopo il blitz che l'ha ucciso: "Il governo dovrebbe prendere in prestito una portaerei americana e scaricare la mummia di Marcos in mare".

Ma il solo fatto che della proposta si continui a parlare testimonia il perdurante potere dei clan nelle Filippine, dove la politica è divisa non lungo linee ideologiche ma a seconda degli interessi di famiglie potenti e baroni locali. Il figlio di Marcos, Bongbong, è senatore dall'anno scorso, dopo una carriera politica costruita nel feudo familiare di Ilocos Norte; la madre Imelda - un tempo famosa per la sua collezione di 2.700 scarpe, oggi una vedova di 83 anni che rivendica con orgoglio il suo passato - è anch'essa in Parlamento, con diversi deputati a lei fedeli. E mai stanca di difendere l'operato del marito, che poi è anche il suo.

Alessandro Ursic