17 morti a Kabul. Nell'ovest feriti 4 soldati italiani. Nato chiede rinforzi al sud
Elicotteri che volano bassi in un cielo nero di fumo. A terra, carcasse contorte
di veicoli in fiamme e corpi straziati e insanguinati. Soldati Usa che si aggirano
nervosamente attorno al luogo dell’attentato. Ancora una volta, Kabul come Baghdad.
Questa mattina un attentatore suicida si è lanciato con un'autobomba contro un
convoglio militare Usa nei pressi dell’ambasciata statunitense di Kabul. Ci sono
almeno 17 morti, tra cui 7 stranieri: soldati o contractors Usa. E decine di feriti
tra i passanti.
La guerra è arrivata anche nella zona di competenza italiana. Nel frattempo, nella provincia occidentale di Farah, un’altra bomba ha investito
una pattuglia Isaf di incursori della Marina italiana, ferendo i 4 militari che
si trovavano a bordo del veicolo colpito dallo scoppio di un ordigno, probabilmente
radiocomandato. Gli italiani conducono in zona operazioni di ricognizione del
territorio.
La provincia di Farah, a sud di Herat, rientra – assieme a quelle di Badghis
e Ghowr – nell’area di competenza del contingente Isaf italiano. Ma delle tre,
Farah è certamente la più pericolosa, in quanto già da tempo “contagiata” dall’influenza
talebana.
Bombardamenti Nato senza sosta in Helmand: vittime civili. Essa confina infatti con la parte nord della provincia di Helmand: roccaforte
della guerriglia e zona di intensi combattimenti tra talebani e forze Isaf britanniche
e di continui bombardamenti aerei condotti dall’aviazione Usa e Nato. Da tre giorni,
ad esempio, il distretto di Sangin, che si trova in questa zona, è sotto bombardamento
da parte dei caccia Isaf. Fonti locali riferiscono di molte vittime tra i civili,
in particolare, ieri, nel bombardamento di un accampamento di tende abitato da
nomadi migrati da nord, dalla provincia di Ghowr. Già il 25 agosto scorso, l’aviazione
Isaf aveva bombardato un corteo nuziale a Musa Qala, uccidendo 12 civili.
Operazione “Medusa”: ieri altri 21 morti. 300 in una settimana. E spostandosi ancora qualche decina di chilometri più a sud, nella parte ovest
della provincia di Kandahar, ci si trova al fronte, laddove da una settimana è
in corso l’operazione Isaf “Medusa”, prosecuzione dell’operazione Usa “Avanzata
di Montagna”: la più massiccia offensiva militare occidentale in Afghanistan dal
2001. Ieri le truppe Isaf canadesi, assistite dall’aviazione Isaf Usa, hanno ucciso
altri 21 talebani, portando a quasi 300 il numero delle perdite inflitte a ribelli
dall’inizio dell’operazione nei distretti di Panjwayi e Zhari. Anche qui, secondo
fonti locali (polizia e amministratori locali), la maggior parte dei morti presentati
come “talebani” sono in realtà civili: come i 21 civili morti sotto le bombe Isaf
nei giorni scorsi nella zona di Zangabad.
La Nato chiede rinforzi anche all’Italia, che intanto invia truppe speciali. Fronti di guerra, questi di Helmand e Kndahar, dove 43 soldati britannici e
canadesi sono già morti da quando, il 1° agosto, la missione Isaf-Nato ha preso
il comando delle operazioni nel sud dell’Afghanistan. E dove nel giro di pochi
giorni potrebbero venire impiegate anche truppe italiane. Nelle prossime ore,
il comandante delle operazioni Nato, generale James Jones, incontrerà i generali
della Nato in Polonia per chiedere rinforzi da mandare nel sud, dove la situazione
è, per sua stessa ammissione, assai critica: “Dobbiamo riconoscere – ha detto
nei giorni scorsi – che siamo un po' sorpresi dall’intensità dell’opposizione
dei talebani, che in alcune zone non si affida più alla solita tattica del mordi-e-fuggi”.
Jones chiederà truppe in particolare a Germania e Italia, i cui contingenti sono
dislocati nel tranquillo nord dell’Afghanistan. Richiesta alla quale, una volta
formalizzata, il governo italiano dovrà rispondere entro 72 ore. La decisione,
già presa, di inviare a Kabul un piccolo contingente – circa 80 uomini – di truppe
speciali della Marina (Comsubin) e dell’Esercito (Col Moschin) non è forse una
semplice coincidenza.