Almeno tre morti sotto le bombe Nato a Grishk, mentre due kamikaze si fanno esplodere a Lashkargah

Nella
provincia di Helmand è guerra aperta. A una settimana
dall'inizio dell'
Operazione Achille, si contano le vittime civili.
Lunedì sono stati ricoverati nel centro chirurgico della Ong
Emergency a Lashkargah sei civili, tutti feriti in un raid aereo
della Nato nella zona di Grishk. “Vengono dal villaggio di Sarband,
che è stato bombardato la notte tra l'11 e il 12 marzo”,
racconta a
PeaceReporter Luca DeSimeis, logista di Emergency
a Lashkargah. “Erano in casa quando hanno sentito il rumore di un
aereo, e dopo pochi istanti la loro casa è stata colpita da
una bomba. Il capo famiglia e il figlio maggiore sono morti
nell'esplosione. Altri cinque membri della stessa famiglia sono stati
portati nel nostro ospedale. Inayatullah, il figlio di tre anni, è
arrivato in condizioni gravissime e non c'è stato nulla da
fare: le ferite alla testa erano troppo profonde, è morto poco
dopo il ricovero. La madre Gullsina, ventotto anni, è
stata operata per le ferite da scheggia al bacino e ad una
gamba e adesso è fuori pericolo, così come sono stati
operati altri tre figli: Marzia, Ishania e il tredicenne Zahir”.
Ieri l'agenzia di stampa cinese 'Xinhua' aveva raccolto la voce di
Mira Jan Adil, leader tribale di Grishk, che aveva denunciato
la morte di cinque civili uccisi e il ferimento di altri quattro in
un raid aereo sulla casa di Hajji Yar Mohammad.
Raid continui. L'ufficio stampa
della missione Isaf non conferma né smentisce le morti di
civili, ma si limita a scaricare la responsabilità sul comando
statunitense: “E' un aereo degli americani che ha
condotto il raid, dovete chiedere a loro”.
Enduring Freedom, che dal 5 ottobre scorso è passata sotto il comando Nato, “non ha notizie di
vittime civili”, ma ha assicurato
che “stanno investigando”. Certo è che, secondo i
bollettini del Comando statunitense, i raid aerei
proseguono senza
sosta. La scorsa settimana l'aviazione Usa ha effettuato più
sortite in Afghanistan (330) che in Iraq (“solo” 327): le bombe
teleguidate da 227 chili continuano a cadere – sempre su
“postazioni nemiche”, a leggere i comunicati stampa – nelle
zona di Qurya, Garmsir, Sangin, Kajaki, Washir.
Kamikaze. Intanto, martedì
mattina, la provincia di Helmand si è svegliata con due
attentati suicidi. A Lashkargah un kamikaze ha colpito un convoglio
davanti alla sede del
Provincial Reconstruction Team gestito
dai soldati inglesi: i militari sono rimasti illesi, mentre un
afgano, lavoratore a giornata nella sede del
Prt,
è stato ucciso dall'esplosione, che ha causato altri tre
feriti – tutti afgani. Solo quindici minuti dopo un altro
attentatore suicida si è fatto saltare in aria davanti al
comando della polizia locale, ferendo in modo non grave due
poliziotti afgani. Un terzo kamikaze ha colpito a Spin Boldak, nella
confinante provincia di Kandahar, a ridosso del confine pachistano:
il bilancio provvisorio è di almeno quattro civili morti, tra
cui un ragazzino di quattordici anni. Una tranquilla giornata di
guerra.
L'Operazione Achille al via in Helmand
I primi cinque giorni dell'Operazione Achille