I ventitré coreani sono stati rapiti nella provincia centrale
di Ghazni, diventata ormai la “capitale dei rapimenti”: almeno 60 sequestri di
persona negli ultimi quattro mesi. I due ingegneri tedeschi sono stati presi ancora
più a nord, nella confinante provincia di Wardak, alle porte di Kabul. I
talebani, che finora controllavano solo le province al confine con il Pakistan,
adesso dominano anche queste due strategiche regioni interne attraverso le
quali passa l’unica strada che collega Kabul a Kandahar: la capitale afgana è
praticamente
isolata dal sud del Paese.
La notte è dei
talebani. Fino a pochi mesi fa i talebani imperversavano solo lungo il
tratto meridionale della
Ring Road,
quello che attraversa le province meridionali di Helmand, Kandahar e Zabul. Percorrere
la strada tra Lashkargah, Kandahar e Qalat significava consegnarsi nelle mani
dei talebani; ma da lì in poi, fino a Kabul, il viaggio era relativamente
sicuro. Ora non è più così: si rischia di essere rapiti appena si esce dalla
periferia di Kabul, entrando nella provincia di Wardak.
Qui i talebani sono arrivati da poche settimane. Si vedono
solo di notte, quando attraversano i villaggi con le armi in bella mostra. La
polizia e i soldati afgani li vedono, ma si guardano bene dal disturbarli mentre
attaccano sui muri e sui tronchi degli alberi le “lettere notturne” nelle quali
invitano la popolazione a unirsi a loro, minacciando di morte chiunque collabori
con il governo o gli stranieri.
“Prima, da queste parti, nessuno chiudeva la porta a chiave
prima di andare a dormire. Ora la situazione è completamente cambiata”, racconta
Matiullah, 28 anni, all’
Iwpr. “Quando scende il sole, la gente si
barrica in casa perché sa che arrivano i talebani. Io il ho visti diverse volte.
Ho visto le loro armi e ho avuto paura perfino di rivolgere loro la parola.
Hanno attaccato una lettera al muro della nostra moschea: c’era scritto che
dobbiamo unirci alla jihad e non collaborare con il governo e gli americani”.
Le autorità lasciano
fare. Nelle zone dove sono più presenti, come il distretto di Chak, spesso entrano
nelle case dotate di televisore per far rispettare il divieto talebano di
guardare la tv.
“Noi avevamo un’antenna parabolica sul tetto di casa”,
racconta all’Iwpr un ragazzo che non
vuole dare il suo nome. “I talebani hanno iniziato ad attaccare lettere
notturne sulla porta di casa, dicendo che non dovevamo più vedere la tv. Ma noi
non gli abbiamo dato retta. Una notte sono entrati, mi hanno preso a schiaffi
e
a calci e hanno distrutto televisore e parabola”.
Le autorità locali non solo non intervengono, ma in certi
casi paiono stare dalla parte dei “nuovi padroni”. A proposito delle
aggressioni ai possessori di apparecchi tv, il capo del distretto di Chak,
Mohammed Ibrahim Sadiq, ha detto all’Iwpr:
“Sono azioni gravi, ma anche questi ragazzi che guardano certi programmi alla
televisione sbagliano, perché quello che fanno contrasta con la nostra
religione e la nostra cultura”.
Le autorità religiose del posto, i mullah locali, sono già stati
quasi tutti “arruolati”: le loro prediche del venerdì sono incentrate sul
dovere dei fedeli di partecipare alla jihad contro il governo e le truppe
straniere.
Il capo della polizia di Chak, Almas Khan, ammette la
propria impotenza: “Lanciano razzi contro le caserme, sparano alle nostre auto,
piantano mine sulla strada: sono gente cattiva! Durante la notte i nostri
uomini rientrano in città per presidiare gli edifici governativi, quindi il
resto del territorio rimane sguarnito: lo affidiamo nelle mani di Allah”.