Le recenti proteste del governo italiano contro le ripetute stragi di civili
causate dagli indiscriminati bombardamenti aerei della Nato in Afghanistan – “impariamo
a prendere la mira o smettiamo di sparare”, aveva detto solo pochi giorni da il
nostro ministro della Difesa, Arturo Parisi – non hanno impedito ai bombardieri
dell’Alleanza Atlantica di compiere l’ennesima carneficina, proprio nella regione
occidentale di competenza militare italiana.

“Almeno centootto civili sono morti, tra cui molte donne e bambini. Tredici case
sono state completamente distrutte dalle bombe. Il governo invii qui una delegazione
per constatare quello che è successo”. Così, ieri mattina, Haji Khadairam, il
capo del Consiglio distrettuale di Balabaluk, nel nord della provincia di Farah,
ha denunciato i tragici “effetti collaterali” di un raid aereo sferrato dalla
Nato poche ore prima in questa regione di desertica a due passi dal confine iraniano.
Il governatore provinciale e il capo della polizia della provincia di Farah si
sono rifiutati di confermare o smentire la notizia. I portavoce della missione
Isaf-Nato hanno dichiarato di aver ucciso solo “trenta talebani” in seguito a
“bombardamenti mirati” ordinati in reazione a un’imboscata costata la vita a undici
militari afgani.
La provincia di Farah, nella parte occidentale del paese, ricade sotto la competenza
militare del Comando Regionale Ovest guidato dal generale Antonio Satta che, dalla
base tricolore di Herat, coordina le operazioni Isaf-Nato che avvengono nelle
province occidentali afgane.
E’ la seconda volta in poco più di due mesi che la Nato bombarda i villaggi che
rientrano nel “quadrante italiano”. Lo scorso 27 aprile, cinquantuno civili, tra
cui diciotto bambini e donne, erano rimasti uccisi dalle bombe da una tonnellata
sganciate dai bombardieri statunitensi B-1 nella valle di Zerkoh, poche decine
di chilometri a nord di Balabaluk. Un’azione che scatenò la rabbia della popolazione
locale, che scese per le strade urlando “Morte alla Nato!”, “Morte a Karzai”.
Allora, il governo italiano protestò duramente contro quello che definì “uno
sconfinamento” delle forze Usa nell'area sotto controllo del contingente italiano,
un avvenimento “negativo” che non avrebbe dovuto ripetersi.
Invece, si è ripetuto.

La linea del governo italiano, in questi imbarazzanti casi, è quella di prendere
le distanze. Per la strage di Zerkoh, inizialmente fu addirittura affermato che
gli italiani non erano stati nemmeno avvertiti dai comandi Usa in merito a quell’attacco.
Salvo poi venir fuori che il generale Satta era al corrente di tutto e infatti
aveva anche predisposto alcuni elicotteri per evacuare eventuali feriti.
Forse in pochi ricordano, o hanno mai saputo, che lo scorso 10 dicembre proprio
il distretto di Balabaluk fu teatro di un’offensiva militare coordinata dal generale
italiano, il quale predispose l’attacco terrestre delle truppe afgane e delle
forze speciali Nato e i bombardamenti aerei dell’aviazione Nato contro presunte
postazioni talebane in quella zona. Azioni alle quali hanno partecipato anche
le nostre truppe speciali, ormai da mesi impegnate in missioni “combat” a fianco
delle special forces statunitensi che operano nell’ambito della missione “Enduring
Freedom”. Un segreto di Pulcinella di cui sono a conoscenza tutti coloro che nel
nostro Paese si occupano di questioni militari, ma che i nostri politici continuano
a negare.

Le stragi di civili causate dai bombardamenti aerei della Nato hanno ormai una
cadenza quotidiana.
Venerdì, poche ore prima che decine di civili afgani morissero sotto le bombe
Nato a Balabaluk, all’altro capo dell’Afghanstan, nella provincia orientale di
Kuanr, almeno altri venticinque civili sono rimasti uccisi dalle bombe sganciate
dai caccia alleati su una folla di persone che stavano seppellendo altri undici
civili morti in un bombardamento avvenuto il giorno prima, quasi tutti membri
di un’unica famiglia. La notizia è stata data da Shafiqullah Khatir, rappresentante
locale della Mezzaluna Rossa, e confermata da Abdul Saboor Allahyar, ufficiale
della polizia locale. I portavoce della missione Isaf-Nato, come al solito, hanno
confermato i bombardamenti dicendo di “non avere ragioni di ritenere che vi siano
state vittime tra la popolazione civile”.
Dall’inizio dell’anno, sono almeno 750 i civili morti sotto le bombe della Nato.
A questi si aggiungono, secondo le stime dei comandi militari, almeno 2.200 talebani.
O presunti tali.