E' solo il suo
secondo viaggio nella regione negli ultimi due anni, e proprio per
questo il segretario di Stato statunitense Condoleezza Rice ha deciso
di ottimizzare i tempi. Arrivata stamane ad Addis Abeba, in Etiopia,
la Rice incontrerà i rappresentanti di sette Paesi africani,
per discutere di alcuni dei maggiori conflitti che ancora interessano
il continente. Un programma che, vista la sua ristrettezza temporale,
difficilmente porterà risultati apprezzabili.

Vista
la scarsa frequenza con cui ha trattato gli affari africani, quella
di oggi potrebbe essere la visita di commiato della Rice al
continente. Per questo, l'amministrazione Usa ha deciso di
concentrare nel minor tempo possibile una serie di incontri che
prevedono: discussioni con le autorità di Rep. Dem. Congo,
Burundi, Ruanda e Uganda sulla crisi nella regione dei Grandi Laghi,
in particolare sui nuovi scontri registratisi negli ultimi giorni tra
esercito e ribelli del generale Nkunda nell'est del Congo e sul
processo di pace tra Kampala e i ribelli del
Lord's Resistance
Army; incontri con le autorità del nord e del sud Sudan,
per trovare una soluzione alla crisi che ha portato alla paralisi del
governo sudanese nell'ultimo mese; un vertice con il nuovo premier
somalo, Nur Hassan Hussein, il cui governo ha già perso pezzi
ieri, con le dimissioni di quattro ministri; colloqui con esponenti
dell'Unione Africana, per parlare del sempre più probabile
ritardo nel dispiegamento della forza di pace ibrida Onu-Ua in
Darfur, inizialmente prevista per fine anno; dulcis in fundo, un
colloqui privato con le autorità etiopi per discutere della
presenza militare in Somalia e della crisi con l'Eritrea, riesplosa
la scorsa settimana.
All'arrivo
in Etiopia, la Rice ha evidenziato la necessità di trovare
“nuove strategie” per risolvere i conflitti del continente,
nonostante la diversità delle varie crisi regionali richieda
approcci separati ai diversi problemi. Difficilmente il summit
raggiungerà risultati soddisfacenti, anche perché tutte
le crisi di cui la Rice si occuperà nelle prossime 24 ore si
trascinano da anni senza soluzione. Improbabile che una visita quasi
di cortesia dell'amministrazione Usa, giunta peraltro senza una
chiara strategia diplomatica, possa cambiare le carte in tavola.
Interessante sarà, però, vedere che priorità
darà la Rice alle varie crisi, con quelle sudanesi e somale
che dovrebbero finire in pole-position.