05/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il segretario di Stato Usa è ad Addis Abeba per discutere dei conflitti africani
E' solo il suo secondo viaggio nella regione negli ultimi due anni, e proprio per questo il segretario di Stato statunitense Condoleezza Rice ha deciso di ottimizzare i tempi. Arrivata stamane ad Addis Abeba, in Etiopia, la Rice incontrerà i rappresentanti di sette Paesi africani, per discutere di alcuni dei maggiori conflitti che ancora interessano il continente. Un programma che, vista la sua ristrettezza temporale, difficilmente porterà risultati apprezzabili.

Il segretario di Stato americano Condoleezza RiceVista la scarsa frequenza con cui ha trattato gli affari africani, quella di oggi potrebbe essere la visita di commiato della Rice al continente. Per questo, l'amministrazione Usa ha deciso di concentrare nel minor tempo possibile una serie di incontri che prevedono: discussioni con le autorità di Rep. Dem. Congo, Burundi, Ruanda e Uganda sulla crisi nella regione dei Grandi Laghi, in particolare sui nuovi scontri registratisi negli ultimi giorni tra esercito e ribelli del generale Nkunda nell'est del Congo e sul processo di pace tra Kampala e i ribelli del Lord's Resistance Army; incontri con le autorità del nord e del sud Sudan, per trovare una soluzione alla crisi che ha portato alla paralisi del governo sudanese nell'ultimo mese; un vertice con il nuovo premier somalo, Nur Hassan Hussein, il cui governo ha già perso pezzi ieri, con le dimissioni di quattro ministri; colloqui con esponenti dell'Unione Africana, per parlare del sempre più probabile ritardo nel dispiegamento della forza di pace ibrida Onu-Ua in Darfur, inizialmente prevista per fine anno; dulcis in fundo, un colloqui privato con le autorità etiopi per discutere della presenza militare in Somalia e della crisi con l'Eritrea, riesplosa la scorsa settimana.

All'arrivo in Etiopia, la Rice ha evidenziato la necessità di trovare “nuove strategie” per risolvere i conflitti del continente, nonostante la diversità delle varie crisi regionali richieda approcci separati ai diversi problemi. Difficilmente il summit raggiungerà risultati soddisfacenti, anche perché tutte le crisi di cui la Rice si occuperà nelle prossime 24 ore si trascinano da anni senza soluzione. Improbabile che una visita quasi di cortesia dell'amministrazione Usa, giunta peraltro senza una chiara strategia diplomatica, possa cambiare le carte in tavola. Interessante sarà, però, vedere che priorità darà la Rice alle varie crisi, con quelle sudanesi e somale che dovrebbero finire in pole-position. 

Matteo Fagotto

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