21/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel sud torna la radio dei talebani. A Kabul i giovani seguono le mode occidentali
Un afgano ascolta la radioLunedì mattina gli abitanti delle remote province pashtun nel sud dell’Afghanistan che hanno acceso le loro vecchie radio non avranno creduto alle loro orecchie: ‘Voce della Sharia’, l’emittente radiofonica del regime talebano, era di nuovo in onda. Le trasmissioni sono iniziate alle sei con la lettura di un breve messaggio del mullah Omar, per poi continuare con preghiere e canti religiosi, invettive contro gli “infedeli invasori” e il “governo fantoccio” da essi imposto al paese e appelli alla “guerra santa” per liberare l’Afghanistan. Alle sette la trasmissione si è interrotta. E’ ripresa alle sei di sera per un’altra ora.

Afgani pashtun con una radiolina Radio clandestina. “Andiamo in onda per due ore al giorno, trasmettendo da una stazione mobile segreta”, ha dichiarato all’agenzia Afghan Islamic Press Abdul Latif Hakimi, portavoce della resistenza talebana. “I nostri tecnici hanno fatto in modo che il luogo d’origine del segnale non sia rintracciabile. Ma se anche gli americani riuscissero a individuare e distruggere l’emittente, ne costruiremo un’altra. La nostra gente, i nostri combattenti hanno bisogno di questa radio perché tutte le emittenti afgane sono ormai diventate filo-americane”.
Il debole segnale ‘Shariat Shagh’, ‘Voce della Sharìa’ in lingua pasto, copre per ora solo le province meridionali di Kandahar (città compresa), Zabul, Uruzgan e Helmand.
Tra gli scopi della radio, come ha spiegato Hakimi, c’è anche quello prettamente ‘militare’ di diffondere informazioni sui movimenti delle forze statunitensi per agevolare le azioni di guerriglia.

Soldati Usa nel sud dell'Afghanistan Guerra nel sud. Azioni che anche quest’anno, con il ritorno della bella stagione, stanno tornando a intensificarsi. L’ultimo attacco risale a martedì notte, quando i talebani hanno lanciato quattro razzi contro la base Usa 'Salerno' nella provincia di Khost: gli americani hanno individuato e bombardato la postazione talebana da cui è partito l'attacco, uccidendo almeno dodici guerriglieri. Il giorno prima, lunedì, nella provincia di Zabul un gruppo di talebani ha teso un’imboscata a un convoglio dell’esercito afgano, che per difendersi ha chiesto rinforzi e appoggio aereo agli americani. Alla fine, otto talebani sono rimasti uccisi dal fuoco degli elicotteri Usa e decine sono stati fatti prigionieri. Il lunedì precedente altri dodici talebani erano stati uccisi in un raid aereo americano seguito a un agguato della guerriglia nella provincia di Khost. La stessa in cui domenica notte le forze Usa hanno condotto una grossa azione di rastrellamento che ha portato alla cattura di ventiquattro sospetti talebani. Il giorno dopo gli abitanti dei villaggi del distretto rastrellato hanno protestato per la violenza con cui i militari statunitensi hanno fatto irruzione nelle abitazioni private, con il solito contorno di danneggiamenti e maltrattamenti.
La battaglia americana per la “conquista del cuore e delle menti” degli afgani pashtun del sud sembra non dare ancora i suoi frutti.

Ragazze di Kabul in un negozio d'abiti all'occidentale Hop Generation. Una situazione lontana anni luce dall’atmosfera che si respira per le strade di Kabul, dove invece lo spirito occidentale sembra ormai avere conquistato la popolazione, soprattutto i giovani, quelli che si potrebbero chiamare gli appartenenti alla ‘Hop Generation’. Hop è il nome del programma televisivo musicale che sta letteralmente plasmando la nuova gioventù kabulina. Quello che a febbraio sembrava solo un fenomeno curioso (v. articolo) ha innescato una vera e propria rivoluzione nei costumi dei giovani afgani della capitale che ogni sera si danno appuntamento davanti a un televisore per vedere i videoclip occidentali, turchi e indiani trasmessi dall’emittente privata ‘Tolo’ (‘Alba’ in lingua dari) e commentati da giovani dj che sono una buffa imitazione di quelli di Mtv. I ragazzi di Kabul stanno abbandonando la tradizionale shamal kameez per jeens e T-shirt sportive e il tipico pakul per i berretti da baseball. E sono sempre di più le ragazze che appendono il burka al chiodo e si vestono all’occidentale, si truccano e vanno dal parrucchiere. I conservatori e i mullah gridano allo scandalo e invocano la Sharìa, riecheggiando le invettive della radio talebana del sud e chiedendo la sospensione della “blasfema” trasmissione. Il nuovo Afghanistan avanza velocemente, ma quello vecchio non sembra darsi per vinto.
 

Enrico Piovesana

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