
Lunedì mattina gli abitanti delle remote province
pashtun nel sud
dell’Afghanistan che hanno acceso le loro vecchie radio non avranno
creduto alle loro orecchie: ‘Voce della Sharia’, l’emittente
radiofonica del regime talebano, era di nuovo in onda. Le trasmissioni
sono iniziate alle sei con la lettura di un breve messaggio del mullah
Omar, per poi continuare con preghiere e canti religiosi, invettive
contro gli “infedeli invasori” e il “governo fantoccio” da essi imposto
al paese e appelli alla “guerra santa” per liberare l’Afghanistan. Alle
sette la trasmissione si è interrotta. E’ ripresa alle sei di sera per
un’altra ora.
Radio clandestina. “Andiamo in onda per due ore al giorno, trasmettendo
da una stazione mobile segreta”, ha dichiarato all’agenzia Afghan
Islamic Press Abdul Latif Hakimi, portavoce della resistenza talebana.
“I nostri tecnici hanno fatto in modo che il luogo d’origine del
segnale non sia rintracciabile. Ma se anche gli americani riuscissero a
individuare e distruggere l’emittente, ne costruiremo un’altra. La
nostra gente, i nostri combattenti hanno bisogno di questa radio perché
tutte le emittenti afgane sono ormai diventate filo-americane”.
Il debole segnale ‘Shariat Shagh’, ‘Voce della Sharìa’ in lingua pasto,
copre per ora solo le province meridionali di Kandahar (città
compresa), Zabul, Uruzgan e Helmand.
Tra gli scopi della radio, come ha spiegato Hakimi, c’è anche quello
prettamente ‘militare’ di diffondere informazioni sui movimenti delle
forze statunitensi per agevolare le azioni di guerriglia.
Guerra nel sud.
Azioni che anche quest’anno, con il ritorno della bella
stagione, stanno tornando a intensificarsi. L’ultimo attacco risale a
martedì notte, quando i talebani hanno lanciato quattro razzi contro la
base Usa 'Salerno' nella provincia di Khost: gli americani hanno
individuato e bombardato la postazione talebana da cui è partito
l'attacco, uccidendo almeno dodici guerriglieri. Il giorno prima,
lunedì, nella provincia di Zabul un gruppo di
talebani ha teso un’imboscata a un convoglio dell’esercito afgano,
che per difendersi ha chiesto rinforzi e appoggio aereo agli americani.
Alla fine, otto talebani sono rimasti uccisi dal fuoco degli elicotteri
Usa e decine sono stati fatti prigionieri. Il lunedì precedente altri
dodici talebani erano stati uccisi in un raid aereo americano seguito a
un agguato della guerriglia nella provincia di Khost. La stessa in cui
domenica notte le forze Usa hanno condotto una grossa azione di
rastrellamento che ha portato alla cattura di ventiquattro sospetti
talebani. Il giorno dopo gli abitanti dei villaggi del distretto
rastrellato hanno protestato per la violenza con cui i militari
statunitensi hanno fatto irruzione nelle abitazioni private, con il
solito contorno di danneggiamenti e maltrattamenti.
La battaglia americana per la “conquista del cuore e delle menti” degli
afgani
pashtun del sud sembra non dare ancora i suoi frutti.
Hop Generation. Una situazione lontana anni luce dall’atmosfera che si
respira per le strade di Kabul, dove invece lo spirito occidentale
sembra ormai avere conquistato la popolazione, soprattutto i giovani,
quelli che si potrebbero chiamare gli appartenenti alla ‘Hop
Generation’. Hop è il nome del programma televisivo musicale che sta
letteralmente plasmando la nuova gioventù kabulina. Quello che a
febbraio sembrava solo un fenomeno curioso (v.
articolo) ha innescato
una vera e propria rivoluzione nei costumi dei giovani afgani della
capitale che ogni sera si danno appuntamento davanti a un televisore
per vedere i videoclip occidentali, turchi e indiani trasmessi
dall’emittente privata ‘Tolo’ (‘Alba’ in lingua dari) e commentati da
giovani dj che sono una buffa imitazione di quelli di Mtv. I ragazzi di
Kabul stanno abbandonando la tradizionale shamal kameez per jeens e
T-shirt sportive e il tipico pakul per i berretti da baseball. E sono
sempre di più le ragazze che appendono il burka al chiodo e si vestono
all’occidentale, si truccano e vanno dal parrucchiere. I conservatori e
i mullah gridano allo scandalo e invocano la Sharìa, riecheggiando le
invettive della radio talebana del sud e chiedendo la sospensione della
“blasfema” trasmissione. Il nuovo Afghanistan avanza velocemente, ma
quello vecchio non sembra darsi per vinto.