11/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente Al Assad non concede nulla a chi chiedeva una svolta
Bashar Al Assad acclamato al congresso
Tra il 6 e il 10 giugno 2005 si è svolto a Damasco il decimo congresso del partito Baath siriano. Ci si aspettava che il presidente Bashar al Assad proseguisse sulla linea delle aperture politiche, inaugurata il 4 marzo in occasione del ritiro dal Libano, invece le riforme tanto attese, come la fine delle leggi di emergenza - in vigore da quando, nel’63, il Baath prese militarmente il potere - sono state dribblate.
Al Assad ha parlato di riforme, ma solo riferendosi a quelle economiche. Michel Kilo, esponente dell’opposizione e attivista per i diritti umani, ha commentato: ”Assad continua a ragionare in termini cinesi, pensando che si possa sviluppare l’economia e continuare a mantenere il potere politico saldamente nelle mani dal Baath. Il problema non è innalzare il tenore di vita dei siriani, ma è la crisi generale del regime, cui occorre trovare al più presto una soluzione, perché ormai esistono due società sempre più distanti, quella politica e quella civile”. A sostegno della tesi presidenziale, l’agenzia stampa ufficiale siriana Sana ha diffuso, come raramente accade, un dato economico spiacevole: ”Il 10,4% della popolazione siriana vive con meno di 2 dollari al giorno”.
 
Soldati siriani si ritirano dal LibanoRiformare la politica.  Era atteso l'annuncio che avrebbe dato il via libera alla creazione di nuovi partiti politici, in vista delle prossime elezioni. Si aspettava l’approvazione di un emendamento migliorativo della legge sulla stampa, come la soluzione al problema dei 160 mila curdi in attesa di riconoscimento e la modifica dell’articolo 8 della costituzione che ascrive al Baath il ruolo di guida della società.
Queste premesse sono state accolte solo in parte. Assad ha annunciato una parziale introduzione del multipartitismo, ma ha poi specificato che i nuovi partiti non potranno essere di carattere etnico o religioso. Esclusi dunque i grandi oppositori dalla scena politica siriana: i Fratelli Musulmani e i partiti curdi.
Anche la promessa liberalizzazione della stampa appare poco convincente di fronte all’esclusione dal congresso delle televisoni come Radio Sawa, al Arabiya e al Hurra, accusate di essere troppo amiche degli Stati Uniti. Assad, che è anche presidente della Computer Society siriana, nei suoi primi anni di potere aveva impresso al Paese una svolta tecnologica impressionante. Ma anche qui il presidente ha spiazzato: “le tecnologie e il computer - ha detto - hanno soffocato gli arabi e minacciano la loro identità culturale".
Dovranno continuare ad attendere anche gli oltre 160 mila curdi privi dei diritti di cittadinanza: il provvedimento già diverse volte annunciato in passato è stato rimandato.
Anche la legge marziale, che d’ora innanzi verrebbe applicata solo nei “casi di minaccia alla sicurezza dello stato”, non cambia un granché: come sostiene Ammar Qurabi dell’Human Rights Organization in Syria “sin dal 1963, tutti quelli che sono stati incarcerati e condannati a morte erano accusati di minacciare la sicurezza dello stato”.
 
Hafez Assad con Rafiq Hariri
I nemici della Siria. Sui temi caldi della politica estera, Assad ha mostrato i pugni pur sapendo di essere in una posizione sfavorevole. Ha glissato sul ritiro delle truppe dal Libano e sulle accuse da parte delle Nazioni Unite di aver lasciato agenti dell’intelligence nel Paese per proseguire con gli omicidi mirati, come nei casi di Rafiq Hariri e Samir Kassir. Ha confermato il sostegno ai gruppi antisionisti e non ha affrontato nemmeno la questione del passaggio di militanti islamici al confine con l’Iraq. 
 
L'appello. Nal frattempo, ai margini del congresso, 250 intellettuali lanciavano un appello al partito guida del regime siriano affinchè si pronunciasse in favore del rilascio dei prigionieri politici e del ritorno in patria degli esiliati. ”Il quarto anniversario dell’incarcerazione dei ‘fiori della primavera di Damasco’ si avvicina – si legge nell’appello - ed essi stanno resistendo e languendo in prigione. Dategli l’acqua della libertà e restituite la gloria ad essi e a Damasco”.

Naoki Tomasini

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