Enrico Piovesana

Il villaggio di Zumbelay è un ammasso disordinato e
polveroso di case di argilla in riva al fiume Helmand, una decina di
chilometri
a est di Grishk. Questa mattina è stato teatro di pesanti combattimenti
tra
talebani e forze governative afgane appoggiate dalle truppe Nato. La
popolazione si era rifugiata nelle case. Anche Sadika, una ragazza di
22 anni,
preoccupata per il figlio che porta in grembo da cinque mesi. D’un
tratto, il
rombo dei jet seguito dai boati delle bombe. Una ha centrato in pieno
la casa
di Sadika. I suoi familiari, alcuni feriti, la estraggono da sotto le
macerie.
Sanguina dall’addome. Una scheggia di bomba l’ha colpita proprio lì, in
pancia. Ora lei e suo figlio combattono contro la morte nel piccolo
pronto soccorso di Emergency di Grishk, strapieno di feriti,
soprattutto dopo
che ieri ha chiuso i battenti l’Ibn-e-Sina Hospital, l’unica altra
struttura
medica della città.
“La situazione è
drammatica”, racconta il dottor Aziz, responsabile della piccola clinica di
Emergency a Grishk. “Sui villaggi lungo il fiume, a est di qui, sono in corso
da questa mattina pesantissimi bombardamenti aerei, che si stanno
progressivamente avvicinando alla città: hanno bombardato Zumbelay, da dove
abbiamo ricevuto questa ragazza incinta, ma poi hanno colpito anche Dehe Adam
Khan, un villaggio che sta solo un paio di chilometri da qui. Abbiamo paura che
tra poco le bombe cadano anche qui in città, dove già sono iniziati i
combattimenti. Da questa mattina si spara per le strade del centro abitato e alcuni
proiettili hanno colpito anche il nostro pronto soccorso”.
L’unica buona notizia
– si consola Aziz – è che la polizia afgana oggi ha riaperto la strada per
Lashkargah, dove evidentemente la situazione è più tranquilla, quindi ora
possiamo mandare i feriti più gravi all’ospedale di Emergency a bordo delle
nostre ambulanze”. Da Lashkargah, il logista di Emergency Luca De Simeis
conferma: “Oggi qui, almeno per ora, la situazione appare più calma dopo i
furiosi combattimenti degli ultimi due giorni nei villaggi attorno alla città”.
Ma nessuno si fa troppe illusioni: ormai è evidente che la guerra, iniziata
sulle montagne, ormai bussa alle porte del capoluogo della provincia di
Helmand.
Almeno venti civili
e settanta presunti talebani uccisi. Più decine di morti nelle fila
dell’esercito afgano. Questo è il bilancio provvisorio dell’offensiva del Nawroz
che le forze Nato e afgane hanno sferrato giovedì contro le roccaforti talebane
nel cuore della provincia di Helmand, tra Lashkargah e Grishk. Un’offensiva che
ha spostato nelle pianure centrali di Helmand il fronte dell’Operazione Achille’,
iniziata il 6 marzo nel nord montagnoso della provincia (nei distretti di
Kajaki, Musa Qala, Naw Zad, Washir e Baghran) e nella quale sono impegnati
4.500 soldati del contingente Isaf-Nato (in gran parte britannici) e mille
militari governativi afgani contro alcune migliaia di guerriglieri talebani.