
Per ignoranza o per convenienza, i politici italiani
continuano a presentare la missione militare cui noi partecipiamo, Isaf, come
una
missione “buona” e pacifica, contrapposta a quella “cattiva” e aggressiva,
Enduring Freedom.
“Creare maggior coordinamento per evitare sovrapposizioni”,
ripetono
a Roma dopo la sanguinosa
offensiva
Usa in Herat, dimenticando che da mesi le due missioni hanno di fatto un
comando unificato, statunitense, nella persona del generale Dan McNeill – che
con se stesso dovrebbe riuscire a coordinarsi bene – e fingendo che Isaf sia una
missione umanitaria.
Con le parole si può giocare quanto si vuole, ma le immagini
parlano chiaro.
Vi proponiamo quindi la visione di tre brevissimi ma illuminanti
filmati, trovati in rete su YouTube.
Ecco la missione di
pace. Il
primo è
una rassegna di bombardamenti aerei effettuati a marzo su Sangin, in Helmand -
dove ancora la notte scorsa 21 civili sono rimasti uccisi in un raid aereo. Non
riguardano l’operazione Enduring Freedom, come
quelli di Herat: sono bombardamenti dell’operazione Achille, condotta dalle
forze della missione Isaf. Difficile notare differenze.
Il
secondo,
sempre risalente a marzo, mostra una battaglia dell’operazione Achille nella
quale le forze Isaf britanniche conquistano un villaggio a nord di Grishk, anch’esso
nella provincia di Helmand.
Il
terzo
filmato (per vederlo dovete
iscrivervi
a YouTube) riguarda indirettamente le truppe italiane, poiché mostra le
attività dei fanti spagnoli della Brigata ‘Cacciatori di Montagna’ della Forza
di Reazione Rapida italo-spagnola che agisce nel settore occidentale del Paese
sotto comando italiano.
Italia sempre più
coinvolta. Questi sono solo i più recenti tra i
tanti
video che mostrano il vero volto della missione militare “buona” e pacifica
a cui l’Italia partecipa con duemila soldati, di cui alcuni direttamente
impegnati
in combattimento (in particolare
quattro
distaccamenti di forze speciali). Una missione di guerra nella quale l’Italia,
su pressione degli Usa, si trova e si troverà sempre più coinvolta, come
dimostra il prossimo invio di uomini e mezzi di rinforzo: almeno due compagnie
di soldati, carri armati cingolati ed elicotteri da attacco. Una scelta
interventista che i politici continuano a presentare come obbligata e senza
alternative in quanto l’Italia sarebbe vincolata in tal senso dalla sua appartenenza
alla Nato. Anche la Francia è nella Nato: ciononostante alcuni mesi fa Chirac
ha ritirato dall’Afghanistan 200 soldati delle forze speciali francesi che,
come le nostre, combattevano nell’ambito di Enduring Freedom, e nei giorni
scorsi Sarkozy
ha
proposto di ritirare tutti i mille soldati del contingente francese di
Isaf.