Mentre l'annuncio di nuove esercitazioni militari congiunte Stati Uniti-Corea del Sud rischia di esasperare ancor più le tensioni nell'area, ci si chiede perché la Corea del Nord abbia aggredito, o "provocato" che dir si voglia, quella del Sud. Cerchiamo di capirlo con Rosella Ideo, coreanista e storica dell’Asia orientale.
"Alla base c'è l'esasperazione di Pyongyang perché gli Usa mantengono un atteggiamento di marginalizzazione del problema nordcoreano. Inoltre, Washington dice 'no' al tavolo a sei se Pyongyang non dimostra prima una volontà politica e pratica di denuclearizzare unilateralmente. Questo è il modo eccessivo, perché colpisce anche le popolazioni civili, con cui Pyongyang fa valere le proprie ragioni".
Quindi si tratta di un bombardamento per "attirare l'attenzione"?
La Corea del Nord vuole presentarsi al tavolo di eventuali trattative con armi forti. Le uniche di cui dispone sono il deterrente nucleare e la guerra convenzionale. In questa strategia rientrano anche le recenti rivelazioni sul nuovo impianto di arricchimento dell'uranio.
Esistono anche ragioni di politica interna?
Sì. Si tratta di dimostrare al Paese e ai militari, che hanno appoggiato la successione di Kim Jong-un, che ci sarà una continuità. E' la riaffermazione del "Songun", cioè il fatto che le armi, i militari, siano al primo posto.
Qual è lo sfondo geopolitico degli ultimi eventi?
La Cina è stata molto cauta e ha richiamato entrambe le Coree, dicendo di mantenere la calma. Dietro al problema nordcoreano c'è il braccio di ferro tra Cina e Usa. Usa e Corea del Sud vorrebbero fare implodere il regime. Washington vorrebbe che Pechino facesse più pressioni e puntano ad aumentare le sanzioni che stanno strangolando il Paese, non il regime. Da parte loro i cinesi sanno benissimo che stanno buttando i loro soldi in un 'secchio bucato', però sono contrari all'implosione del 'regno' dei Kim. In tutta quell'area la situazione è fluida, Cina e Usa si confrontano anche nel Mar Cinese Orientale e altrove.
La Corea del Nord si sente assediata e sfrutta al massimo questa situazione fluida.
Con la fine dei colloqui a sei, gli Usa volevano di fatto esautorare la Cina, cioè il negoziatore naturale quando si tratta di Corea del Nord. Ma questo non va bene agli Usa. Quindi, se l'attacco nordcoreano è un modo per ritornare ai colloqui, anche la Cina potrebbe avvantaggiarsene.
Certo, se non si riaprono le trattative che sono ferme da due anni, c'è sempre il rischio di un errore che faccia precipitare la situazione.
Personalmente credo che il lato più drammatico sia il gioco delle grandi potenze, come nell'Ottocento, che ricade di fatto sulla popolazione nordcoreana, degli innocenti che vivono in uno stato di totale indigenza. Nel contesto internazionale non si tiene conto di questa gente.
Gabriele Battaglia