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“Il popolo indigeno
Motilon Bari è un esempio di resistenza perché non si è fatto annientare dalla violenza
dei paramilitari, ma oggi deve duramente affrontare la seconda fase di una strategia
dello Stato colombiano che vuole esplorare e sfruttare le risorse naturali della
regione nord-orientale”. Le parole dell'avvocato Melissa Ballesteros
Rodriguez, intervenuta insieme alla collega Judith Maldonado Modica a Milano nell’ambito
di un convegno organizzato dall’Osservatorio Indipendente Selvas e dall’associazione
“Rayos de sol”, sintetizzano il grido dei popoli indigeni della regione andina
che non si arrendono al genocidio provocato da precisi interessi economici.
L'oro nero. “E’ una zona economicamente strategica per la sua vicinanza alla frontiera con
il Venezuela, ricca di risorse naturali come petrolio, uranio, magnesio, particolarmente
apprezzati dagli Usa. Dal 1930 al 1960 lo Stato colombiano ha facilitato l’accesso
di queste terre attorno a Catacumbo alle imprese petrolifere Texaco e Mobil, attraverso
la concessione Barco. Il popolo indigeno Motilon Bari - spiega Melissa Ballesteros
Rodriguez - ha cercato di difendersi con arco e frecce di
fronte alla repressione dello Stato che ha fatto uso di bombardamenti sulla comunità
indigena, lanciando sale avvelenato e inquinando i fiumi, recintando gli spazi
con cavi ad alta tensione. A causa di questa politica furono ridotte notevolmente
le terre indigene e gli indios vennero decimati. Dei 4000 membri del 1930 ne rimasero
470 nel 1960". Oggi sono nuovamente saliti a 3.129 indigeni, raggruppati in 417
famiglie della famiglia Arawak, composta da 23 comunità che abitano la grande
valle del fiume Catatumbo, nella regione del Nord de Santander.
Contro tutti. “I
Motilon Bari continueranno a difendere i loro territori e la loro identità culturale, opponendosi
a qualsiasi intervento dell’impresa Ecopetrol di sfruttare ed esplorare il territorio
che comprende 2 proprietà collettive denominate
resguardos, una riserva forestale per la protezione della biodiversità e il Parco Naturale
Nazionale
Catatumbo Bari - precisa Judith Maldonado Modica, presidente del collettivo di avvocati
Carlos Perez”.
Da secoli. “Gli indigeni vi risponderebbero che da troppo tempo stanno vivendo sulla loro
pelle l’aggressione e la mancanza di rispetto causata dalla sete di petrolio e
dalla realizzazione di mega-progetti. Il risultato è desplazamientos, violazioni dei diritti umani, fame, tristezza. Tutto per la rincorsa alla
ricchezza e al supposto progresso, che invece semina povertà, miseria e distruzione
dell’ambiente.
A questo si aggiungono i massacri che hanno provocato la morte di 4.000 contadini
per mano dei paramilitari, i quali si sono susseguiti in una serie di assassinii
selettivi di leader dei movimenti sociali della regione, torturando, minacciando,
compiendo sparizioni e costringendo 50.000 persone a sfollare nella sola zona
di Santander e Cucuta”.
Dietro le quinte. I due avvocati colombiani puntano il dito sui responsabili, ammettendo la preoccupazione
che il “Governo della Colombia voglia facilitare ai paramilitari, gli oppressori
protagonisti di tutte queste violenze, un processo di negoziazione che altro non
è se non l'occasione per far tornare alla vita civile degli assassini, che al
massimo riceverebbero 6 anni di pena malgrado tutto. Questo nuovo processo di
smobilitazione dei paramilitari nel Catacumbo, iniziato il 12 dicembre 2004, interessa
proprio le zone del Campo 2, a 40 minuti da Tibu, municipio principale dove vivono
i
Motilon Bari”.
Non è solo lo Stato colombiano ad offrire ai paramilitari il perdono su un piatto
d'argento. Questi ricevono finanziamenti persino dalla Comunità Europea attraverso
i “Laboratori di Pace”, come è stato denunciato al forum di Cartagena del febbraio
scorso.
L'appello. “L’impegno dei popoli indigeni - conclude Melissa Ballesteros Rodriguez - per
garantire la sopravvivenza della loro cultura ancestrale non si indebolirà, nonostante
tutto. Dal passato hanno imparato che sono stati capaci di superare le difficoltà
e che possiedono le capacità per continuare a resistere, per proteggere la Madre
Terra. Per questo offriamo loro consulenza e appoggio giuridico. Il nostro impegno
sarà costante e andrà anche a supportare i tanti desplazados, fenomeno d'emergenza in tutto il Paese. Stiamo, infatti, preparando un’indagine
in merito che stiamo pubblicando con il Banco di dati sulla violenza politica
in Colombia “Noche y Niebla”, edito dal Centro gesuita Cinep. Infine stiamo preparando un lavoro per fare
memoria e ricordare il debito ecologico e sociale provocato dall’estinzione del
popolo indigeno Jariguies nel trentennio 1930-1960 attraverso la concessione Mares.
Per realizzare tutto ciò, però, abbiamo bisogno del sostegno di tutti e ci appelliamo
alla solidarietà internazionale”.