25/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il nuovo leader indipendentista ceceno caccia tutti gli uomini del dialogo
Abdul-Halim Sadulaev, il successore di Maskhadov alla guida della guerriglia indipendentista cecena, ha gettato la maschera mostrando il suo vero volto: quello di un estremista radicale che preferisce la guerra alla pace.
 
Zakaev, Akhmadov e KhanbievTutti gli uomini dell’ex presidente. Dopo cinque mesi in cui il nuovo ‘Presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria’ aveva mantenuto un basso profilo e una linea di apparente continuità rispetto al moderatismo del suo predecessore, all’inizio di agosto (ma lo si è saputo solo nei giorni scorsi) Sadulaev ha licenziato tutti i membri del governo ceceno in esilio: ministri, rappresentanti, portavoce, plenipotenziari. Tutti, compresi il vice primo ministro Akhmed Zakaev, il ministro degli Esteri Ilyas Akhmadov, il ministro della Sanità Umar Khanbiev. Insomma, tutti quei rappresentanti ceceni in esilio in Europa e negli Usa che in questi anni, per conto di Maskhadov, hanno lavorato per la pace sensibilizzando gli organismi internazionali sulla tragedia cecena e tentando, invano, di intavolare negoziati con il governo russo.
 
Andrei MironovIl commento di Mironov. “Putin ha ucciso Maskhadov e Sadulaev ha completato l’opera eliminando tutti quelli che come Maskhadov rappresentavano una speranza di pace per il popolo ceceno”. A parlare al telefono da Mosca è Andrei Mironov, ex dissidente sopravvissuto ai gulag, pacifista e attivista per i diritti umani, difensore della causa cecena, fondatore dell’associazione ‘Memorial’ e soprattutto protagonista degli sforzi diplomatici di Akhmadov e compagnia.
“Questa mossa era prevedibile: rientra nel processo di radicalizzazione del conflitto prodotta dall’assassinio di Maskhadov. Una radicalizzazione che fa comodo a chi sulla prosecuzione della guerra basa il suo potere: il presidente russo Putin, i radicali ceceni come Basayev e Sadulaev, e i banditi ceceni come Ramzan Kadyrov. Sadulaev ha giustificato il licenziamento degli emissari stranieri affermando che in questi anni non hanno concluso nulla di concreto e si sono curati dei loro affari senza nemmeno riuscire a ottenere una condanna internazionale per l’assassinio di Maskhadov. Sono menzogne. Ho lavorato con loro, li ho incontrati molte volte, li conosco bene e so quanti ostacoli il governo russo, che li ricercava come terroristi, ha sempre messo sulla loro strada. Loro hanno sempre fatto tutto quello che potevano, rischiando in prima persona”.
 
Abdul-Halim SadulaevProva di fanatismo. Il decreto di Sadulaev, che porta la data del 4 agosto, è stato seguito da un comunicato in cui il leader indipendentista spiega le ragioni di questa scelta ammettendo sostanzialmente di non credere più nel dialogo e nel coinvolgimento degli organismi internazionali, come invece aveva sempre fatto Maskhadov. “Se qualcuno davvero pensa ancora che il destino del popolo ceceno si giochi a Strasburgo, a Washington o a Mosca si sbaglia di grosso. Il conflitto ceceno verrà risolto solo dai mujaheddin ceceni, che con i fucili in mano difendono la libertà e l’indipendenza della Patria dall’aggressione russa”. Più chiari di così!
Dopo una serie di pesanti accuse rivolte all’operato e perfino all’onestà dei rappresentanti esteri ceceni, Sadulaev, forse senza nemmeno accorgersene, dà la prova definitiva del suo integralismo e del suo fanatismo alla Basayev definendo le forsennate azioni terroristiche di Beslan e del teatro Dubrovka... “azioni diversive” (“диверсионных акций” nel testo originale).

Enrico Piovesana

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