Scaduta la tregua, ignorata da Mosca. Ora ci provano le madri dei soldati russi

La tregua unilaterale proclamata dalla resistenza cecena è ormai
scaduta, senza che il Cremlino abbia accolto l’invito al negoziato
rivoltogli dal leader indipendentista Aslan Maskhadov e sostenuto ieri
dai manifestanti pacifisti russi nelle piazze di Mosca. Al contrario, i
generali russi e il presidente Vladimir Putin hanno lanciato nuovi
proclami di guerra che non lasciano intravedere alcun futuro di pace,
non solo per la Cecenia ma per tutte le repubbliche del Caucaso del
Nord. Agli appelli al dialogo degli indipendentisti ceceni ha risposto
solo l’associazione delle madri dei soldati russi, che ha inviato a
Londra una delegazione per avviare un dialogo con l’emissario di
Maskhadov in Europa.
Il bilancio della tregua. Nonostante la propaganda ufficiale del
Cremlino sostenga il contrario, il cessate il fuoco è stato ampiamente
rispettato dai guerriglieri ceceni: “In queste settimane c’è stato una
sostanziale cessazione dell’attività militare da parte dei ribelli”, ha
detto Arkady Baskayev, della Commissione Difesa della Duma. “In questo
ultimo mese Grozny è stata calma, non ci sono stati attacchi e nessuno
dei nostri ragazzi è stato ferito”, ha dichiarato alla Reuters un
ufficiale delle forze speciali russe nella capitale cecena.
In compenso, le forze russe e le forze cecene collaborazioniste non
hanno mai interrotto le loro attività, soprattutto nei distretti
montani di Vedeno, Itum-Kali e Nohzai-Yurt, ai confini con il
Daghestan, dove sono proseguiti i bombardamenti e le operazioni
militari. Dal primo al 22 febbraio si sono registrati decine di
rastrellamenti, 14 esecuzioni extragiudiziali e 39 rapimenti. Tutto ai
danni di civili ceceni, la cui unica colpa è quella di abitare in
un’area in cui la guerriglia ha le sue roccaforti.
“Tre ceceni per ogni russo ucciso”. La prima e unica violazione della
tregua da parte cecena è avvenuta quasi al suo scadere, lunedì sera,
quando - secondo la versione russa - cinque guerriglieri hanno
attaccato un edificio abbandonato alla periferia sud di Grozny dove si
erano acquartierati alcuni soldati russi, uccidendone nove. Il generale
Serghei Surovikin, comandante della 42esima divisione motorizzata, ha
giurato di vendicare i suoi uomini con frasi che richiamano alla mente
i bandi di rappresaglia del generale nazista Kesselring, che durante la
seconda guerra mondiale ordinò la fucilazione di dieci italiani per
ogni soldato tedesco ucciso dai partigiani. “Liquideremo tre ribelli
ceceni per ogni soldato russo ucciso – ha detto Surovikin –. Questo è
il nostro modo di regolare i conti”.
Putin chiama alla guerra. A confermare che la Russia non coltiva
nessuna prospettiva di pace per la Cecenia, in contemporanea con le
dichiarazioni del generale Surovikin, a Mosca il consigliere del
presidente Vladimir Putin per il Caucaso del Nord, Aslambek Aslakhanov,
metteva una pietra tombale su ogni possibilità di dialogo con il leader
indipendentista ceceno, affermando che “nessuno ha il diritto morale di
intavolare un dialogo di pace con un terrorista come Mashkadov”.
E Putin ha rincarato la dose, dichiarando che la Russia deve essere
“ancora più dura” nel combattere i “banditi islamici”, non solo in
Cecenia ma in tutte le repubbliche russe del Caucaso settentrionale,
continuando a compiere operazioni militari come quella, secondo Putin
“esemplare”, di domenica scorsa a Nalchik, in Cabardino-Balcaria, dove
centinaia di soldati delle forze speciali russe hanno usato i carri
armati e i gas tossici per eliminare tre estremisti che si erano
barricati in un appartamento. Una scena, del resto già vista l’8
gennaio a Nazran, in Inguscezia, il 15 gennaio a Makhachkala, in
Daghestan e il 27 gennaio nella stessa Nalchik.
Il tentativo delle madri russe. L’unica buona notizia viene da Londra,
dove ieri è giunta da Mosca una delegazione dell’associazione delle
madri dei soldati russi per
incontrare Akhmad Zakayev, portavoce del leader indipendentista ceceno
Aslan Maskhadov in Europa, da tempo rifugiato nella capitale
britannica. L’incontro è previsto per oggi, e secondo Valentina
Melnikova, presidente dell’associazione pacifista russa, è volto “a
verificare la reale disponibilità dei ceceni a un negoziato di pace
dopo il gesto di buona volontà della tregua unilaterale da loro
dichiarata”. Questo incontro di
‘diplomazia popolare’,
secondo la
Melinkova, gode dell’appoggio del Parlamento europeo, ma purtroppo non
ha nessun sostegno da parte del Cremlino, che ha criticato questa
iniziativa come “inutile e inopportuna”.
Zakayev ha dichiarato che
oggi presenterà alla delegazione delle madri russe “un nuovo piano di pace
per conto di Maskhadov”, di cui non ha reso noto i particolari. “Spero
che questa nuova proposta di pace - ha dichiarato l'emissario ceceno - venga trasmessa
non solo al governo
russo ma anche alla società civile russa, soffocata da un propaganda
secondo la quale in Cecenia non c'è nessuno con cui dialogare”.