25/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Scaduta la tregua, ignorata da Mosca. Ora ci provano le madri dei soldati russi
Soldati russi a GroznyLa tregua unilaterale proclamata dalla resistenza cecena è ormai scaduta, senza che il Cremlino abbia accolto l’invito al negoziato rivoltogli dal leader indipendentista Aslan Maskhadov e sostenuto ieri dai manifestanti pacifisti russi nelle piazze di Mosca. Al contrario, i generali russi e il presidente Vladimir Putin hanno lanciato nuovi proclami di guerra che non lasciano intravedere alcun futuro di pace, non solo per la Cecenia ma per tutte le repubbliche del Caucaso del Nord. Agli appelli al dialogo degli indipendentisti ceceni ha risposto solo l’associazione delle madri dei soldati russi, che ha inviato a Londra una delegazione per avviare un dialogo con l’emissario di Maskhadov in Europa.  

Soldati russi alla periferia di GroznyIl bilancio della tregua. Nonostante la propaganda ufficiale del Cremlino sostenga il contrario, il cessate il fuoco è stato ampiamente rispettato dai guerriglieri ceceni: “In queste settimane c’è stato una sostanziale cessazione dell’attività militare da parte dei ribelli”, ha detto Arkady Baskayev, della Commissione Difesa della Duma. “In questo ultimo mese Grozny è stata calma, non ci sono stati attacchi e nessuno dei nostri ragazzi è stato ferito”, ha dichiarato alla Reuters un ufficiale delle forze speciali russe nella capitale cecena.
In compenso, le forze russe e le forze cecene collaborazioniste non hanno mai interrotto le loro attività, soprattutto nei distretti montani di Vedeno, Itum-Kali e Nohzai-Yurt, ai confini con il Daghestan, dove sono proseguiti i bombardamenti e le operazioni militari. Dal primo al 22 febbraio si sono registrati decine di rastrellamenti, 14 esecuzioni extragiudiziali e 39 rapimenti. Tutto ai danni di civili ceceni, la cui unica colpa è quella di abitare in un’area in cui la guerriglia ha le sue roccaforti.

Un soldato russo in Cecenia “Tre ceceni per ogni russo ucciso”. La prima e unica violazione della tregua da parte cecena è avvenuta quasi al suo scadere, lunedì sera, quando - secondo la versione russa - cinque guerriglieri hanno attaccato un edificio abbandonato alla periferia sud di Grozny dove si erano acquartierati alcuni soldati russi, uccidendone nove. Il generale Serghei Surovikin, comandante della 42esima divisione motorizzata, ha giurato di vendicare i suoi uomini con frasi che richiamano alla mente i bandi di rappresaglia del generale nazista Kesselring, che durante la seconda guerra mondiale ordinò la fucilazione di dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso dai partigiani. “Liquideremo tre ribelli ceceni per ogni soldato russo ucciso – ha detto Surovikin –. Questo è il nostro modo di regolare i conti”.

Aslambek Aslakhanov, consigliere di Putin Putin chiama alla guerra. A confermare che la Russia non coltiva nessuna prospettiva di pace per la Cecenia, in contemporanea con le dichiarazioni del generale Surovikin, a Mosca il consigliere del presidente Vladimir Putin per il Caucaso del Nord, Aslambek Aslakhanov, metteva una pietra tombale su ogni possibilità di dialogo con il leader indipendentista ceceno, affermando che “nessuno ha il diritto morale di intavolare un dialogo di pace con un terrorista come Mashkadov”.
E Putin ha rincarato la dose, dichiarando che la Russia deve essere “ancora più dura” nel combattere i “banditi islamici”, non solo in Cecenia ma in tutte le repubbliche russe del Caucaso settentrionale, continuando a compiere operazioni militari come quella, secondo Putin “esemplare”, di domenica scorsa a Nalchik, in Cabardino-Balcaria, dove centinaia di soldati delle forze speciali russe hanno usato i carri armati e i gas tossici per eliminare tre estremisti che si erano barricati in un appartamento. Una scena, del resto già vista l’8 gennaio a Nazran, in Inguscezia, il 15 gennaio a Makhachkala, in Daghestan e il 27 gennaio nella stessa Nalchik.

Valnetina Melnikova e Akhmad Zakayev Il tentativo delle madri russe. L’unica buona notizia viene da Londra, dove ieri è giunta da Mosca una delegazione dell’associazione delle madri dei soldati russi per incontrare Akhmad Zakayev, portavoce del leader indipendentista ceceno Aslan Maskhadov in Europa, da tempo rifugiato nella capitale britannica. L’incontro è previsto per oggi, e secondo Valentina Melnikova, presidente dell’associazione pacifista russa, è volto “a verificare la reale disponibilità dei ceceni a un negoziato di pace dopo il gesto di buona volontà della tregua unilaterale da loro dichiarata”. Questo incontro di ‘diplomazia popolare’, secondo la Melinkova, gode dell’appoggio del Parlamento europeo, ma purtroppo non ha nessun sostegno da parte del Cremlino, che ha criticato questa iniziativa come “inutile e inopportuna”.
Zakayev ha dichiarato che oggi presenterà alla delegazione delle madri russe “un nuovo piano di pace per conto di Maskhadov”, di cui non ha reso noto i particolari. “Spero che questa nuova proposta di pace - ha dichiarato l'emissario ceceno - venga trasmessa non solo al governo russo ma anche alla società civile russa, soffocata da un propaganda secondo la quale in Cecenia non c'è nessuno con cui dialogare”.

Enrico Piovesana

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