Che previsioni ha a proposito delle relazioni russo-cecene?
La Russia si sta scavando la fossa in Cecenia. Non solo perché si comporta in
modo immorale e disumana, ma anche perché distrugge il proprio futuro. Sono probabilmente
un milione i soldati russi che sono andati in Cecenia durante gli ultimi dieci
anni. Sono stati tutti ‘deviati’. Hanno imparato ad uccidere, hanno imparato a
vendere cadaveri, a torturare, a non aver alcun rispetto per i civili. Quando
si imparano cose del genere, poi le si ripetono una volta tornati nel proprio
paese. E’ quindi una minaccia per la pace civile in Russia. Cosa faranno questi
soldati esasperati di ciò che fanno, abituati a torturare, a violentare? Continueranno
in un modo o nell’altro a fare queste cose diventando agenti di sicurezza, banditi
o poliziotti. Tutto ciò è già stato osservato in Russia con i soldati che tornavano
dall’Afghanistan, attraverso statistiche e inchieste ufficiali. Ora è la stessa
cosa. Inoltre, Putin utilizza la guerra in Cecenia per limitare libertà che sono
già abbastanza ristrette in Russia. Ad esempio, dopo Beslan ha soppresso le elezioni
dei governatori e non solo: ha concentrato nelle sue mani il potere dei mass media.
La Cecenia è l’occasione per ristabilire una dittatura che non può dirsi comunista
solo perché le idee comuniste sono morte, ma che è staliniana nella pratica, nel
suo operato.
Le ultime trasformazioni, come la soppressione delle elezioni, fanno sembrare
la Russia come una macro-Cecenia. Cosa ne pensa di queste riforme del Cremlino?
Penso che la Cecenia non sia solo una guerra coloniale o una guerra per un po’
di petrolio. E’ prima di tutto una guerra pedagogica. Cioè il Cremlino, che sia
quello degli Zar, di Stalin, di Beria o di Putin, vuole dare un esempio, ma non
ai ceceni, bensì ai russi. Vuole insegnare ai semplici cittadini russi quale sia
il costo di disobbedire al Cremlino. “Se voi non obbedite ai miei oukazat, ai miei ordini, dice lo Zar, dice Stalin, dice Putin, la vostra sorte sarà
quella riservata ai ceceni.” Per questo è una grande esperienza pedagogica. E
io non sono il primo a dirlo visto che Iermolov, che fu il generale dello Zar
che ha poi fondato Grozny, ha spiegato che la Cecenia è un esempio spaventoso
d’insubordinazione, d’insolenza, che rischia di dare il brutto esempio a tutti
i sudditi di Sua Maestà. E Tolstoï, nel suo ultimo racconto, ha affermato esattamente
la stessa cosa: lo Zar non poteva sopportare di avere di fronte guerrieri ceceni
che fossero liberi, che avessero il senso della dignità. Tutta la grande letteratura
russa ammira del Caucaso la bellezza delle donne e la dignità e la libertà degli
uomini. Una bellezza che viene persa assieme alla libertà, che sparisce quando
si diventa schiavi, perché si tratta della bellezza della libertà. Questo è ciò
che del Caucaso è degno d'ammirazione e questo viene ripetutamente martirizzato
da tutte le guerre della Cecenia. La Cecenia è un l’esempio di libertà e di dignità
per l’intera popolazione russa.
Recentemente alla Duma è stato proposto di sopprimere le autonomie del Caucaso
russo, considerate come inutili residui del passato.
Penso che sia la Duma ad essere un inutile residuo del passato. Sembra uno studio
di registrazione: quando propone qualcosa a Putin, in realtà è Putin che parla…
Penso che si potrebbe economizzare sulla Duma facendo sì che Putin parli a se
stesso in televisione. Ma la Duma ha anche altre grandi idee, in particolare quella
di restringere tutte le libertà, cosa che ormai succede ogni due o tre mesi. Quando
la Duma parla, è Putin che si gratta la testa e lancia una idea. Già i greci antichi
ai tempi di Erodoto parlavano del Caucaso e della molteplicità dei popoli che
lo abitano. Non bisogna dimenticare che Prometeo, il mezzo-dio che rubò il fuoco
a Zeus, subì il supplizio su una montagna del Caucaso. Si tratta di una civiltà
antica, multiculturale e multietnica, una civiltà molto più preziosa… della Duma.
Perchè queste culture caucasiche così antiche non riescono a comprendersi tra
loro?
Questo non è vero. Prendiamo il Daghestan. Ci sono sicuramente molte tensioni,
ma comunque alla fine esistono tra le 40 e le 80 etnie o origini differenti, a
seconda di come le si contano, in ogni
caso tantissime lingue e tuttavia finora il Daghestan non è esploso. Quindi,
al contrario, io penso che il Caucaso rappresenti un esempio di coesistenza tra
culture, lingue e tradizioni diverse che è certamente ammirevole. Perciò è naturale
che le grandi potenze, in primo luogo la Russia, cerchino di dividerle per regnare.
Questa, senza dover aspettare Putin, era già stata la tattica degli Zar e poi
di Stalin. La deportazione di ingusci e ceceni del 1944 costituisce per esempio
una vera causa di tensione con le altre popolazioni locali. Da quei fatti sono
nate dispute territoriali che durano ancora oggi. Conosco dei ceceni che mostrano
ancora ai loro figli la fattoria dei loro nonni ai quali non appartiene più a
causa della deportazione staliniana. Dal Cremlino è sempre stato alimentato e
organizzato uno stato di tensione. Trovo quindi ammirevole il fatto che, malgrado
tutto, Putin non sia ancora riuscito a mettere a ferro e fuoco l’intero Caucaso.
Che ricordo ha del Caucaso?
Mi ricordo del Caucaso, della Cecenia, dove sono andato illegalmente nel giugno-luglio
del 2000. Mi ricordo della guerra e della civiltà con cui era vissuta. Ogni ceceno
coltivava un orto, se poteva, dove spuntavano zucche, frutta, tutto. I caucasici,
se fossero lasciati tranquilli, penso che sarebbero molto più civilizzati degli
stessi russi. Sono bravi nel commercio, nell’agricoltura, nelle costruzioni. Sono
stati, per esempio, i muratori ceceni ad aver costruito le case in Siberia, e
sono state le donne cecene ad andare a commerciare in Corea, in Cecoslovacchia
ai tempi di Brezniev e negli Emirati appena hanno potuto, prima le donne e poi
gli uomini quando sono potuti uscire. Trovo che il Caucaso sia una regione estremamente
civilizzata. E’ il Mediterraneo della Russia. Dopo tutto, se Mosca ha potuto mangiare
del cibo durante l’epoca staliniana o brezneviana è perché il Caucaso ne produceva.
C’è l’ ingegnosità, l’astuzia di una civiltà antica che trovo ammirevole, come
trovo ammirevole l’eroismo dei ceceni. E’ un popolo che ha resistito a tre campagne
di sterminio e che da trecento anni lotta contro un nemico 150 volte più grande.
L’unica cosa che posso dire è che mi inchino davanti a tanta grandezza e che spero
che riescano ad attendere la caduta di Putin. E Putin cadrà, spinto da quella
corrente di libertà che emerse nel 1953 quando Berlino si rivoltò contro all’armata
rossa, nel 1956 quando in Polonia gli operai e il popolo si ribellarono, nel 1968
quando Praga è insorta. E’ un fenomeno fondamentale per il XXI secolo, un fenomeno
al quale i despoti, che siano grandi come Putin o piccoli come Kadirov, cercano
di resistere ma, poco a poco, questo movimento vince.
Alan Tskhurbaiev*
(Traduzione di Natascia Pratizzoli)