20/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Seconda parte dell'intervista al filosofo francese André Glucksmann
 
Segue dalla prima parte 
 
André Glucksmann
Che previsioni ha a proposito delle relazioni russo-cecene?
La Russia si sta scavando la fossa in Cecenia. Non solo perché si comporta in modo immorale e disumana, ma anche perché distrugge il proprio futuro. Sono probabilmente un milione i soldati russi che sono andati in Cecenia durante gli ultimi dieci anni. Sono stati tutti ‘deviati’. Hanno imparato ad uccidere, hanno imparato a vendere cadaveri, a torturare, a non aver alcun rispetto per i civili. Quando si imparano cose del genere, poi le si ripetono una volta tornati nel proprio paese. E’ quindi una minaccia per la pace civile in Russia. Cosa faranno questi soldati esasperati di ciò che fanno, abituati a torturare, a violentare? Continueranno in un modo o nell’altro a fare queste cose diventando agenti di sicurezza, banditi o poliziotti. Tutto ciò è già stato osservato in Russia con i soldati che tornavano dall’Afghanistan, attraverso  statistiche e inchieste ufficiali. Ora è la stessa cosa. Inoltre, Putin utilizza la guerra in Cecenia per limitare libertà che sono già abbastanza ristrette in Russia. Ad esempio, dopo Beslan ha soppresso le elezioni dei governatori e non solo: ha concentrato nelle sue mani il potere dei mass media. La Cecenia è l’occasione per ristabilire una dittatura che non può dirsi comunista solo perché le idee comuniste sono morte, ma che è staliniana nella pratica, nel suo operato.
 
Soldati russi davanti a un ritratto di PutinLe ultime trasformazioni, come la soppressione delle elezioni,  fanno sembrare la Russia come una macro-Cecenia. Cosa ne pensa di queste riforme del Cremlino?
Penso che la Cecenia non sia solo una guerra coloniale o una guerra per un po’ di petrolio. E’ prima di tutto una guerra pedagogica. Cioè il Cremlino, che sia quello degli Zar, di Stalin, di Beria o di Putin, vuole dare un esempio, ma non ai ceceni, bensì ai russi. Vuole insegnare ai semplici cittadini russi quale sia il costo di disobbedire al Cremlino. “Se voi non obbedite ai miei oukazat, ai miei ordini, dice lo Zar, dice Stalin, dice Putin, la vostra sorte sarà quella riservata ai ceceni.” Per questo è una grande esperienza pedagogica. E io non sono il primo a dirlo visto che Iermolov, che fu il generale dello Zar che ha poi fondato Grozny, ha spiegato che la Cecenia è un esempio spaventoso d’insubordinazione, d’insolenza, che rischia di dare il brutto esempio a tutti i sudditi di Sua Maestà. E Tolstoï, nel suo ultimo racconto, ha affermato esattamente la stessa cosa: lo Zar non poteva sopportare di avere di fronte guerrieri ceceni che fossero liberi, che avessero il senso della dignità. Tutta la grande letteratura russa ammira del Caucaso la bellezza delle donne e la dignità e la libertà degli uomini. Una bellezza che viene persa assieme alla libertà, che sparisce quando si diventa schiavi, perché si tratta della bellezza della libertà. Questo è ciò che del Caucaso è degno d'ammirazione e questo viene ripetutamente martirizzato da tutte le guerre della Cecenia. La Cecenia è un l’esempio di libertà e di dignità per  l’intera popolazione russa.
 
Recentemente alla Duma è stato proposto di sopprimere le autonomie del  Caucaso russo, considerate come inutili residui del passato.
Penso che sia la Duma ad essere un inutile residuo del passato. Sembra uno studio di registrazione: quando propone qualcosa a Putin, in realtà è Putin che parla… Penso che si potrebbe economizzare sulla Duma facendo sì che Putin parli a se stesso in televisione. Ma la Duma ha anche altre grandi idee, in particolare quella di restringere tutte le libertà, cosa che ormai succede ogni due o tre mesi. Quando la Duma parla, è Putin che si gratta la testa e lancia una idea. Già i greci antichi ai tempi di Erodoto parlavano del Caucaso e della molteplicità dei popoli che lo abitano. Non bisogna dimenticare che Prometeo, il mezzo-dio che rubò il fuoco a Zeus, subì il supplizio su una montagna del Caucaso. Si tratta di una civiltà antica, multiculturale e multietnica, una civiltà molto più preziosa… della Duma.
 
Soldati russi in CeceniaPerchè queste culture caucasiche così antiche non riescono a comprendersi tra loro?
Questo non è vero. Prendiamo il Daghestan. Ci sono sicuramente molte tensioni, ma comunque alla fine esistono tra le 40 e le 80 etnie o origini differenti, a seconda di come le si contano, in ogni
caso tantissime lingue e tuttavia finora il Daghestan non è esploso. Quindi, al contrario, io penso che il Caucaso rappresenti un esempio di coesistenza tra culture, lingue e tradizioni diverse che è certamente ammirevole. Perciò è naturale che le grandi potenze, in primo luogo la Russia, cerchino di dividerle per regnare. Questa, senza dover aspettare Putin, era già stata la tattica degli Zar e poi di Stalin. La deportazione di ingusci e ceceni del 1944 costituisce per esempio una vera causa di tensione con le altre popolazioni locali. Da quei fatti sono nate dispute territoriali che durano ancora oggi. Conosco dei ceceni che mostrano ancora ai loro figli la fattoria dei loro nonni ai quali non appartiene più a causa della deportazione staliniana. Dal Cremlino è sempre stato alimentato e organizzato uno stato di tensione. Trovo quindi ammirevole il fatto che, malgrado tutto, Putin non sia ancora riuscito a mettere a ferro e fuoco l’intero Caucaso.
 
Blindato russo a GorznyChe ricordo ha del Caucaso?
Mi ricordo del Caucaso, della Cecenia, dove  sono andato illegalmente nel giugno-luglio del 2000. Mi ricordo della guerra e della civiltà con cui era vissuta. Ogni ceceno coltivava un orto, se poteva,  dove spuntavano zucche, frutta, tutto. I caucasici, se fossero lasciati tranquilli, penso che sarebbero molto più civilizzati degli stessi russi. Sono bravi nel commercio, nell’agricoltura, nelle costruzioni. Sono stati, per esempio, i muratori ceceni ad aver costruito le case in Siberia, e sono state le donne cecene ad andare a commerciare in Corea, in Cecoslovacchia ai tempi di Brezniev e negli Emirati appena hanno potuto, prima le donne e poi gli uomini quando sono potuti uscire. Trovo che il Caucaso sia una regione estremamente civilizzata. E’ il Mediterraneo della Russia. Dopo tutto, se Mosca ha potuto mangiare del cibo durante l’epoca staliniana o brezneviana è perché il Caucaso ne produceva. C’è l’ ingegnosità, l’astuzia di una civiltà antica che trovo ammirevole, come trovo ammirevole l’eroismo dei ceceni. E’ un popolo che ha resistito a tre campagne di sterminio e che da trecento anni lotta contro un nemico 150 volte più grande. L’unica cosa che posso dire è che mi inchino davanti a tanta grandezza e che spero che riescano ad attendere la caduta di Putin. E Putin cadrà, spinto da quella corrente di libertà che emerse nel 1953 quando Berlino si rivoltò contro all’armata rossa, nel 1956 quando in Polonia gli operai e il popolo si ribellarono, nel 1968 quando Praga è insorta. E’ un fenomeno fondamentale per il XXI secolo, un fenomeno al quale i despoti, che siano grandi come Putin o piccoli come Kadirov, cercano di resistere ma, poco a poco, questo movimento vince.
Alan Tskhurbaiev*
(Traduzione di Natascia Pratizzoli)

 
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Cecenia (Russia)
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