Gli ex ribelli ceceni, anche se amnistiati, hanno solo un'alternativa: passare al nemico
Di Aslambek Badilayev*

Erano le tre del mattino quando i soldati russi hanno fatto irruzione a casa
di Dagman Bantayeva, nel villaggio ceceno di Komsomolskoye, nelle pianure a nord
di Gudermes.
Lei, Dagman, era paralizzata e tremante di paura mentre i militari inziavano
a perquisire l’abitazione, urlando e chiedendo dove fossero i soldi e dove fosse
nascosto suo figlio Salman.
“Lo hanno trovato che dormiva nell’altra stanza. Lo hanno picchiato selvaggiamente
e poi lo hanno portato via e caricato in una macchina, che è partita verso la
città. Da quella notte non ho più avuto notizie di lui”.
Dagman è una delle tante madri cecene che negli ultimi mesi si sono viste portare
via i figli dalle forze russe. Figli che un tempo erano guerriglieri nella resistenza
indipendentista, ma che poi ne sono usciti e hanno ottenuto un’amnistia ufficiale
dal governo ceceno appoggiato dal Cremlino. Ma che nonostante questo continuano
ad essere tormentati dalla forze di sicurezza.
Tanti ex combattenti che negli anni passati hanno consegnato le loro armi e sono
tornati alla vita civile vivono oggi nella paura. La paura che le forze russe
usino il loro passato per arrestarli.
“Mio figlio Salman – racconta Dagman Bantayeva – ha smesso di combattere nel
gennaio 2000 e ha ottenuto l’amnistia perché si era arreso volontariamente. Ci
venne detto che da quel momento nessuno lo avrebbe più toccato, nessuno lo avrebbe
più accusato di niente. E invece mio figlio è stato rapito ed è sparito nel nulla”.
Sotto la protezione di Kadyrov. Per molti di questi ragazzi l’unica via di scampo da questa situazione è quella
di passare dalla parte dell’ex nemico, ovvero di arruolarsi nelle milizie paramilitari
dei servizi di sicurezza presidenziali, una forza armata di quindicimila uomini
agli ordini del vice primo ministro ceceno Ramzan Kadyrov, figlio dell’ex presidente
ceceno Akhmad Kadyrov. Compito di queste milizie è dare la caccia ai combattenti
indipendentisti ceceni. Quindi gli ex ribelli che vengono arruolati si trovano
a combattere contro i loro ex compagni.
Si dice che Kadyrov interroghi di persona le nuove reclute e che prediliga gli
ex ribelli che hanno combattuto anche nella prima guerra perché dotati di maggior
esperienza. Quel che è certo è che i nuovi acquisti sono costretti a dare a Kadyrov
i nomi di tre loro parenti, i quali poi verranno ritenuti responsabili per la
condotta della recluta.
Adam, che ha chiesto di usare questo nome inventato, è uno dei questi ex ribelli
che ora è diventato ufficiale delle milizie di Kadyrov. “Non ci sono alternative
se si vuole sopravvivere”, dice accarezzandosi la folta barba. “Mi sono arreso
perché ero stanco della guerra e perché ero continuamente in pensiero per i miei
familiari. Non avevo altra scelta per vivere in pace. Ora che sono qui almeno
la mia famiglia sarà al sicuro”.
Russi e kadyroviti, nemici amici. Le autorità cecene non gradiscono essere intervistate sulla questione degli ex
ribelli amnistiati ma ancora perseguitati. Solo Vladimir Barinov, della procura
di Grozny, ha accettato di parlarne. “Non esistono ex guerriglieri completamente
puliti. Chi più chi meno, tutti hanno le mani sporche di sangue. Questa gente
sarà sempre tenuta sotto controllo dalle forze di sicurezza perché nessuno può
escludere che essi mantengano ancora legami con i loro ex amici. Molti cercano
di riciclarsi arruolandosi nei servizi di sicurezza presidenziali. Personalmente
so di almeno 86 membri delle milizie di sicurezza che sono sulle liste federali
dei ricercati per i gravi crimini che hanno commesso da ribelli. Ma nessuno li
ha mai arrestati”.
Però, evidentemente, ci hanno provato.
Alu Ismailov, del villaggio settentrionale di Chiri-Yurt, era un guerrigliero.
Oggi è un miliziano di Kadyrov. Lo scorso inverno alcune auto sono arrivate davanti
a casa sua, circondando l’abitazione e bloccando la strada. Uomini con il volto
coperto dal passamontagna hanno fatto irruzione dove Alu stava riposando dopo
essere tornato dal lavoro. Ha mostrato loro il suo tesserino dei servizi di sicurezza
presidenziali ma i militari lo hanno portato fuori, lo hanno picchiato con i calci
dei fucili e poi lo hanno portato a una stazione della polizia cecena. Lì gli
agenti lo hanno interrogato sui suoi ex compagni di guerriglia e lo hanno picchiato
per tutta la notte, riducendolo in fin di vita. Il giorno dopo i suoi amici dei
servizi di Kadyrov, avvertiti dai familiari di Alu, hanno fatto irruzione nel
commissariato liberando il loro collega.
Vita difficile anche tra i kadyroviti. Dall’invasione russa della Cecenia nel 1999 Mosca ha concesso tre amnistie. Non
esistono dati sul numero di guerriglieri ceceni che ne hanno usufruito. Ma fonti
non ufficiali affermano che la maggior parte dei miliziani di Kadyrov sono ex
ribelli amnistiati.
In realtà nemmeno l’arruolamento nei servizi di sicurezza presidenziali è di
per sé garanzia di salvezza per gli ex combattenti. “Molti di loro – racconta
Turko Patakhov, del comitato governativo per i diritti dei cittadini – sono oggetto
di continue umiliazioni e abusi da parte dei loro nuovi colleghi. Lo sappiamo
per certo perché il nostro comitato riceve molte denunce di questo tipo, nessuna
per iscritto, tutte orali. Perché hanno paura di ritorsioni”.
Dagman, la madre dell’ex ribelle amnistiato e poi rapito, ora pensa che sarebbe
stato meglio per suo figlio rimanere nella foresta con i ribelli. “Sono logorata
dal rimorso e dai sensi di colpa, perché sono stata io a convincerlo a tornare
a casa, e ora me lo hanno portato via”, singhiozza guardando fuori dalla finestra
la strada dove ha visto suo figlio per l’ultima volta.