Cecenia: l'agricoltura è ancora bloccata perché i terreni sono pesantemente minati
Di Asya Ramazanova*

I campi attorno alla capitale cecena, un tempo coltivati a
grano, oggi sono una lussureggiante distesa di erbacce. Al posto dei contadini
al lavoro ci sono carcasse esplose di cani sulle quali volteggiano gli uccelli.
Qua e là le dacie abbandonate in cui la gente ha vissuto fino al 1994. Questa
intorno all’aeroporto Nord era la zona agricola di Grozny.
Durante la guerra l’aeroporto era una grande base-ospedale dell’esercito
federale: per difendersi dagli assalti dei combattenti ceceni i russi hanno
minato tutta l’area circostante. In tutto duemila ettari di terreno che un
tempo erano campi di grano e che oggi sono campi di mine.
I contadini hanno
paura di tornare nei campi. Questo problema riguarda molte altre zone del territorio
della Cecenia. Secondo Zaurbek Butsuyev, impiegato del ministero dell’Agricoltura
del governo ceceno filorusso, “più di seimila ettari di terreno sono minati. Le
più infestate – afferma Butsuyev – sono, dopo l’area rurale attorno a Grozny,
la
regione di Sunjienski (1.500 ettari) e quella di Achkoi-Martan (mille ettari).
Le pianure del nord sono invece l’area meno minata, perché meno interessata dalle
azioni belliche”.
Il lavoro nei campi non riprende perché la gente sa che la
probabilità di saltare su una mina è altissima. I contadini feriti e mutilati
sono
centinaia, decine quelli rimasti uccisi.
Recentemente sono morte tre donne: Manza Jambyekova, direttrice
della fattoria di Stato ‘Pledgorny’, e Asma Makhauri e Zukhra Imadayeva,
lavoratrici della fattoria di Stato ‘Assinovsky’.
Lo sminamento è partito
solo da due mesi. Il lavoro si sminamento delle zone agricole è iniziato
solo ora, il 3 marzo scorso. Stando a quanto dice Khusein Khajiyev, che lavora
al ministero ceceno delle Situazioni di emergenza (la nostra protezione civile,
ndt), il governo ceceno non si è
mosso prima per mancanza di personale specializzato e “perché nella repubblica
c’erano problemi più urgenti da risolvere”.
Ora il personale c’è: Mosca ha mandato in Cecenia artificieri
del gruppo ‘Leader’, che fino a marzo avevano lavorato in Kosovo. “In due mesi
di lavoro – speiga Khajiyev – hanno sminato 190 ettari. Ora stanno iniziando a
sminare i 400 ettari della fattoria di Stato ‘Rodina’: il tempo che
impiegheranno dipenderà da cosa troveranno nel terreno”.
Questa squadra di sminatori non basta però a risolvere il
problema. Se non verranno in Cecenia altre agenzie professionali ci vorrà un’infinità
di tempo prima di bonificare tutta la repubblica.
Ci vorranno anni per
farli tornare fertili. Poi c’è la questione dei terreni minati ancora occupati
da istallazioni militari federali e quindi non bonificabili. Solo nel distretto
di Shali ce ne sono tremila ettari, in quello di Vedenò 500. Nella zona rurale
attorno a Grozny più di 700. “Presto queste zone verranno smilitarizzate e
quindi il problema si risolverà”, dice Khajiyev.
Infine c'è il problema sottolineato da Gubay
Chuchuyeva, lavoratrice della fattoria di Stato ‘Sessanta anni d’Ottobre’: “Questi
terreni non sono stati coltivati per dieci anni, dieci anni durante i quali non
hanno più ricevuto arricchimento minerale. Anche se riusciranno a sminare tutti
i campi, ci vorranno anni prima che questi tornino ad essere fertili”.