17/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovi fatti di sangue in Colombia minano la credibilità delle trattative di pace con gli attori armati
guerrigliera FarcColombia, la guerra continua. Morti e sfollati continuano a essere gli attori principali della storia di violenza infinita che caratterizza il Paese Sudamericano da decenni. Nonostante il presidente della repubblica, Alvaro Uribe, faccia di tutto per vendere all’estero un’immagine pulita di uno Stato in via di stabilizzazione, la realtà parla un’altra lingua. E gli ultimi episodi lo testimoniano.
 
Il fatto. Domenica 14 agosto, nel cuore della regione Norte de Santander, nel nord est colombiano, al confine con il Venezuela, sono state ammazzate quattro persone: due sacerdoti cattolici, Vicente Rozo e Ramón Emilio Mora, e due uomini che lavoravano alla costruzione della locale stazione di polizia, Miguel Carrascal e Edgar Vergel. Tutti a bordo della stessa auto. Erano le 11.30 della mattina, in pieno giorno. A quanto pare un gruppo armato non ancora ufficialmente identificato ha sparato dalla folta vegetazione ai lati della strada che conduce al piccolo paese di Teorema, distante circa venti chilometri da El Diviso, il luogo dell’agguato. La versione del comando di polizia della zona parla di un attacco delle Farc, compiuto come rappresaglia contro chiunque stia lavorando alla messa in opera della caserma.
Ci sono però due versioni dell’accaduto, entrambe riportate da monsignor Fabián Marulanda, segretario generale della Conferenza episcopale colombiana, che nel condannare fermamente l’accaduto ha precisato: “Qualcuno dice che l’attacco fosse destinato a un sospetto veicolo di paramilitari e che quindi l’uccisione dei due preti sia un gravissimo sbaglio; qualcun altro invece che si tratti di un vero e proprio agguato ai due religiosi, attirati nella zona dalla proposta di un dialogo coi guerriglieri”.
 
Guerrigliera Farc davanti a un cartello "Non maltrattate i bambini, solo il futuro", a firma Farc-EpNormale routine. Purtroppo questa vicenda, ancora tutta da chiarire, si inserisce in una lunga lista che ogni giorno cresce. Da una parte all’altra dello schieramento i morti ammazzati si moltiplicano. La nuda cronaca della settimana scorsa dice tutto: il 7, una bicicletta carica di esplosivo è saltata in aria davanti alla cattedrale di Arauca, capoluogo del dipartimento che porta lo stesso nome: sei i feriti. Si tratta di quattro passanti e due poliziotti La bici-bomba è stata parcheggiata in pieno centro della città, nel parco Simon Bolivar, a poca distanza dalla cattedrale di Santa Barbara. Il comandante della polizia ha indicato che simili attentati vengono in generale organizzati dai guerriglieri delll'Eln o delle Farc. Il 9, invece, alcuni scontri tra guerriglieri dell'Esercito di liberazione nazionale (Eln) e paramilitari delle Autodifese unite della Colombia (Auc) scoppiati nel settore Madre Seca (dipartimento colombiano di Antioquia) hanno causato sette morti e tre feriti. E la settimana precedente non è andata diversamente: il primo agosto, nella zona meridionale di Putumayoil, gravissimi scontri fra le Farc e l'esercito regolare colombiano hanno causato la morte di 2 campesinos che facevano parte di un gruppo di una trentina di civili in fuga dagli scontri. Altri 11 sarebbero dispersi. Il 2 all’indomani della possibile apertura del dialogo fra Farc e Governo, un ordigno è esploso al passaggio di un convoglio dell'esercito regolare colombiano, sulle montagne della Sierra Nevada, nella provincia di Cesar, causando la morte di 14 militari e il ferimento di almeno altri 15. Dalle prime informazioni pare che l’attentato sia da attribuire al gruppo rivoluzionario delle Farc.
 
Paramilitari in azione nella foresta, armati fino ai dentiQuale pace? Si può parlare di un Paese in via di pacificazione dunque? Eppure il presidente lo va facendo da quando è salito al governo, sia sventolando il Plan Patriota sia lodando l’accordo di smobilitazione stretto coi paramilitari. A smentirlo si vanno rincorrendo da anni voci di cooperanti, difensori di diritti umani, accompagnatori internazionali, che ogni giorno toccano con mano le vittime della guerra in Colombia. Tutte grida inascoltate, soffocate dalla totale indifferenza. Ma adesso è sceso in campo Human Rights Watch, uno degli osservatori più autorevoli sui diritti umani nel mondo. Hrw ha denunciato senza mezzi termini che il fiore all’occhiello del presidente non è che una farsa, un mero trucco per lavare i panni sporchi dei paramilitari colpevoli  di vere e proprie stragi di civili. Sono quasi seimila coloro che finora hanno partecipato alla smobilitazione collettiva iniziata nel 2003, eppure fino ad aprile del 2005 soltanto 25 sono stati detenuti per le migliaia di atrocità commesse.
Un rapporto di 64 pagine, dal titolo: “L’apparenza inganna”, riporta una serie di interviste a paramilitari smobilitati, dalle quali emerge come questo processo non stia contribuendo a costruire la pace, bensì stia lavando la fedina penale di assassini impuniti che ricominceranno a combattere, a uccidere, a fare la guerra, questa volta legalmente.
 
Paramilitari armati e con fazzoletto sulla bocca per non essere riconosciutiLavare i panni sporchi in famiglia. “E’ una farsa. È un modo per far tacere il sistema e voltarsi dall’altra parte, ricominciando dall’altro lato”, ha affermato a Hrw un paramilitare dopo aver partecipato alla cerimonia pubblica di rinuncia alle armi e a quella divisa mimetica con banda nera che tanta violenza ha seminato. Com’è documentato nella relazione, inoltre “nessuno dei paramilitari ‘pentiti’ sta confessando o restituendo la quantità dei beni estorti, né rivelando informazioni importanti sulle reti criminali e le fonti di finanziamento su cui si basano i gruppi paramilitari. Né tanto meno stanno rispettando il cessate il fuoco teoricamente imposto dall’accordo. Al contrario, risale a solo due settimane fa l’ultimo massacro a firma paramilitare che ha visto l’assassinio di 29 contadini della zona rurale di SanMiguel, nel Putumayo, regione a sud della Colombia, al confine con l’Ecuador. Si tratta di un’area molto ben controllata dai guerriglieri, tanto che le Farc vi hanno imposto un blocco armato, isolandola dal resto del Paese.
La mancanza di viveri e la distruzione di fonti di energia elettrica stanno poi creando una vera e propria crisi umanitaria, resa ancor più grave dagli scontri fra le parti rivali, che sempre di più travolgono civili innocenti e inermi. Sono centinaia le famiglie contadine sfollate, in fuga dalla violenza, in cammino per cercare di sopravvivere.
 
Guerriglieri delle Farc radunatiGaranzie e condizioni. E il processo di distensione con le Farc? In pausa. I guerriglieri di sinistra, che continuano intanto a mettere a segno i loro attacchi a obiettivi militari, uccidendo a destra e a manca, hanno accettato la proposta fatta dai familiari degli ostaggi da anni nelle loro mani, accettando di scambiarli in cambio della liberazione dei loro compagni dalle carceri governative. Proposta alla quale ha detto sì anche Uribe. Unica condizione, imposta dalle Farc: che lo scambio avvenga in un territorio smilitarizzato, quindi totalmente neutrale. Per questo, in un documento datato 14 agosto e scritto dalle Montagne della Colombia, il segretariato dello Stato maggiore centrale delle Forze armate rivoluzionarie chiede alle famiglie impegnate nella promozione di questo “scambio umanitario” di suggerire al governo l’area compresa fra i municipi di Florida e Pradera, che dovrà essere resa neutrale e sicura per trenta giorni. Con questa dichiarazione, dunque, le Farc rifiutano il territorio suggerito in un primo momento, vale a dire il municipio di Calcedonia, adducendo ragioni militari. “Sempre e senza eccezioni – dicono – e nonostante l’accompagnamento internazionale, gli avvicinamenti fra le Farc e i differenti governi sono stati oggetto di provocazioni militari che oggi più che mai dobbiamo evitare, dato che potrebbero complicare definitivamente qualsiasi possibilità”. Quindi hanno concluso: “Siamo i più interessati a precisare i termini e materializzare lo scambio, ma con piene garanzie”.
Non resta che attendere la risposta del governo.

Stella Spinelli

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