24/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Kabul: non è facile rispettare le tradizioni dopo 25 anni di guerra
di Suhaila Muhseni*
Donne al mercato (foto di E.Piovesana) Nei giorni che precedevano la grande festa dell’Eid al-Adha (Festa del Sacrificio) non si riusciva nemmeno a camminare al bazar di Lessa-ye-Mariam da quanta gente c’era. Una calca di persone affollava i negozi e le bancarelle, bloccando il traffico delle auto. Tutti a comprare dolci, caramelle, frutta e vestiti da regalare come eidi, i doni che ci si scambia in occasione di questa importante festa, la più importante del nostro calendario islamico, che segna la fine dell’Hajji, l’annuale pellegrinaggio alla Mecca, e celebra il momento in cui Dio, dopo aver messo alla prova Abramo chiedendogli di sacrificare suo figlio, lo fermò dandogli un agnello da sacrificare al suo posto.

Bambine vestite a festa Voci al bazar. Karima, ventotto anni, coperta dal suo burqa se ne va in giro per il mercato con suo figlio per mano in cerca di nuovi vestiti per lui e per i suoi fratellini. “L’Eid si avvicina e se non compero un abito nuovo ai miei bambini loro saranno tristi. Ma quest’anno ho pochi soldi da spendere perché il salario statale di mio marito è basso e io, con il mio lavoro di sarta, guadagno molto poco”.
Il signor Faizani, negoziante di vestiti conferma che quest’anno la gente spende molti meno soldi. “Tutta questa folla non deve trarre in inganno: gli affari vanno male perché tutti hanno meno soldi da spendere”.
Questa preoccupazione, ovviamente, non sfiora i bambini, che non vedono l’ora che arrivi il giorno dell’Eid. Come Mirwais, una bimba di otto anni, venuta al bazar con sua madre. “Non vedo l’ora di mettermi il vestito nuovo che compreremo oggi e andare a casa del nonno a ricevere i miei eidi”.
Ma quelli messi peggio sono i ragazzi fidanzati, che per tradizione devono coprire di regali la propria ragazza e la sua famiglia. Mohammad Rafiq, venticinque anni, è fidanzato da due. “Devo comprare vestiti, gioielli e dolci per lei e per i suoi, ma quest’anno non ho abbastanza soldi. Però non posso non comprare i regali perché poi tutti riderebbero di me. Quindi non ho avuto altra scelta: ho dovuto chiedere dei prestiti”.

Fedeli in moschea il giorno dell'Eid Ricordi di gioventù. Problemi di soldi che una volta non c’erano. Nazi, una vecchietta di 88 anni, costretta nel letto di casa sua, ricorda gli Eid della sua infanzia. “Quando ero giovane non si compravano dolci, biscotti e caramelle: noi donne facevamo il pane fresco e la shorba, la zuppa di carne rossa. Poi, al mattino presto, portavamo tutto alla moschea e lo mettevano sulle tovaglie, così che ne potessero mangiare tutti coloro che venivano a pregare. Non si compravano neanche i vestiti nuovi: si facevano tagliando e ricucendo quelli vecchi. Dopo la preghiera gli uomini si mettevano l’abito elegante, si truccavano gli occhi con il kajal e andavano al parco a giocare con i loro amici, a carte o al combattimento delle uova, nel quale ognuno deve cercare di rompere l’uovo sodo dell’avversario”.

Il banchetto della festa in una famiglia Addobbi e sacrifici. In tutte le case di Kabul fervono i preparativi per la festa che verrà celebrata con parenti e amici: le donne puliscono e decorano l’abitazione, gli uomini ridipingono le pareti.
E come la casa, anche il corpo è oggetto di abbellimenti, soprattutto tra i ragazzi e le ragazze, impegnati a decorarsi le mani e a tingersi i capelli con l’henné.
E infine, la cosa più importante, i preparativi per il sacrificio rituale dell’agnello, che verrà sgozzato e dissanguato, per poi venire cotto e mangiato da tutta la famiglia. Non tutti si possono però permettere di osservare questa tradizione, perché comprare un animale, soprattutto sotto l’Eid, costa parecchio. Viene in soccorso la tradizione, che prevede un sistema per cui i più ricchi hanno il dovere di sfamare i più poveri. “Se si sacrifica un agnello o un capretto – spiega il mullah della moschea Abn-e-Massoud di Kabul – esso va spartito solo all’interno della famiglia, ma chi sacrifica vitelli, piccoli bufali o piccoli cammelli è tenuto a farne mangiare a sette persone, anche non della famiglia”.
 
Categoria: Religione, Costume
Luogo: Afghanistan
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