L'Ue si schiera contro Justicia y Paz, legge colombiana che smobilita i paramilitari

La Commissione dell’Unione Europea per l’America Latina ha concluso un dibattito
durato quasi un mese sulla legge colombiana
Justicia y Paz, approvata dal governo di Alvaro Uribe nel giugno scorso, che regola la smobilitazione
dei paramilitari. Le conclusioni finali sono emblematiche: “La legge approvata
in Colombia non tiene in sufficiente considerazione i principi di verità, giustizia
e riparazione in accordo agli standard internazionali”.
Stop alla violazione dei diritti umani. Malgrado i numerosi sforzi del governo colombiano per mascherare gli aspetti
problematici di questa legge, il documento finale Ue evidenzia le contraddizioni
di questo processo di disarmo. Non viene garantito in maniera sufficiente un efficace
smantellamento delle strutture paramilitari; non è previsto che i paramilitari
confessino la totalità delle loro attività illegali e criminali; le vittime hanno
opportunità limitate per reclamare riparazioni.
Poichè l’Unione Europea non è disposta a permettere che continuino le violazioni
dei diritti umani, non offrirà gli aiuti che il governo colombiano ha chiesto,
ma proseguirà a sostenere i programmi già esistenti nei vari settori di assistenza
alle vittime. In particolare continuerà a favorire la smobilitazione dei bambini-soldato
in cooperazione con l’Unicef.
Una presa di posizione convalidata anche dalle ricerche compiute da Human Rights
Watch, Amnesty International, Federazione Internazionale dei Diritti Umani e
Commissione Internazionale di Giuristi, che hanno diffuso inquietanti rapporti.
Uno per tutti il documento di Hrw, dal titolo “Las apariencias engañan. La desmovilización de grupos paramilitares en Colombia”. Dal 2003 sono quasi 6.000 i paramilitati smobilitati: fino all’aprile di quest’anno
solo 25 di questi sono detenuti per le atrocità commesse.
Le reazioni in Colombia. Il Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato non ha tardato a mostrare soddisfazione
a fronte della dichiarazione dell’Unione Europea, specificandone le ragioni. Costituitosi
nel passato mese di giugno a Bogotà, il Movimento riunisce associazioni di vittime,
familiari e sopravvissuti, organizzazioni sindacali, di diritti umani, donne,
contadini e giovani. “Contrariamente a quanto segnala il governo colombiano a
proposito della smobilitazione delle strutture paramilitari – affermano i rappresentanti
del Movimento – siamo di fronte a una progressiva istituzionalizzazione di questi
gruppi e alla legalizzazione di proprietà sottratte ai contadini mediante massacri
e sradicamenti forzati. Stessa cosa per le fortune ottenute attraverso il narcotraffico
e per le gravi violazioni dei diritti umani e crimini di lesa umanità, che restano
impuniti”.
“Gli stessi dialoghi tra governo e paramilitari dimostrano in che direzione vada
questo processo – denunciano - non è stata rispettata la cessazione delle ostilità.
La popolazione civile continua in molte zone del paese a essere sotto controllo
paramilitare. Sono stati denunciati molteplici casi in cui i proventi di atti
criminali come il gioco d’azzardo, la prostituzione e il contrabbando sono, grazie
a questa legge, diventati legali. I nessi tra settori della politica, establishment
economico e paramilitari investigati sono sempre più evidenti”.
Dalla parte delle vittime. “Dal nostro punto vista, quello delle vittime" conclude il Movimento, "questa
legge è assolutamente carente e manca totalmente di serietà. Non capiamo come
si voglia finanziare la riparazione quando i conti dei responsabili non saranno
toccati. Se le grandi fortune dei paramilitari rimarranno intatte, sarà la popolazione
che finirà per pagare i danni subiti. Non può dirsi degna una legge di riparazione
che parta dal criterio che debbano essere i fondi della cooperazione internazionale
– o peggio ancora, i prestiti internazionali – a coprire gli indennizzi alle famiglie
e alle comunità martoriate. Appoggiarsi all’aiuto internazionale e lasciare intatte
le immense fortune di quanti detengono beni che sono stati strappati con la forza
ai desplazados, ai desaparecidos e agli assassinati, è un nuovo affronto, una
presa in giro per le vittime e per tutti i colombiani. Per questo disconosciamo
la Commissione di Riparazione e Riconciliazione che pretende di rappresentare
le vittime dei crimini di stato. La rappresentanza delle vittime non può essere
decisa secondo la volontà del Governo. Ribadiamo che lotteremo perché la verità
venga alla luce, i responsabili siano giudicati e si restauri la memoria collettiva
del nostro paese, coscienti che il cammino da percorrere è lungo”.
E la presa di posizione dell’Unione Europea è una mano tesa a questa gente, alle
vittime, alla Colombia.
red