10/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Ue si schiera contro Justicia y Paz, legge colombiana che smobilita i paramilitari
ParamilitareLa Commissione dell’Unione Europea per l’America Latina ha concluso un dibattito durato quasi un mese sulla legge colombiana Justicia y Paz, approvata dal governo di Alvaro Uribe nel giugno scorso, che regola la smobilitazione dei paramilitari. Le conclusioni finali sono emblematiche: “La legge approvata in Colombia non tiene in sufficiente considerazione i principi di verità, giustizia e riparazione in accordo agli standard internazionali”.
 
Stop alla violazione dei diritti umani. Malgrado i numerosi sforzi del governo colombiano per mascherare gli aspetti problematici di questa legge, il documento finale Ue evidenzia le contraddizioni di questo processo di disarmo. Non viene garantito in maniera sufficiente un efficace smantellamento delle strutture paramilitari; non è previsto che i paramilitari confessino la totalità delle loro attività illegali e criminali; le vittime hanno opportunità limitate per reclamare riparazioni.
Poichè l’Unione Europea non è disposta a permettere che continuino le violazioni dei diritti umani, non offrirà gli aiuti che il governo colombiano ha chiesto, ma proseguirà a sostenere i programmi già esistenti nei vari settori di assistenza alle vittime. In particolare continuerà a favorire la smobilitazione dei bambini-soldato in cooperazione con l’Unicef.
Una presa di posizione convalidata anche dalle ricerche compiute da Human Rights Watch, Amnesty International, Federazione Internazionale dei Diritti Umani  e  Commissione Internazionale di Giuristi, che hanno diffuso inquietanti rapporti. Uno per tutti il documento di Hrw, dal titolo “Las apariencias engañan. La desmovilización de grupos paramilitares en Colombia”. Dal 2003 sono quasi 6.000 i paramilitati smobilitati: fino all’aprile di quest’anno solo 25 di questi sono detenuti per le atrocità commesse.
 
paramilitariLe reazioni in Colombia. Il Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato non ha tardato a mostrare soddisfazione a fronte della dichiarazione dell’Unione Europea, specificandone le ragioni. Costituitosi nel passato mese di giugno a Bogotà, il Movimento riunisce associazioni di vittime, familiari e sopravvissuti,  organizzazioni sindacali, di diritti umani, donne, contadini e giovani. “Contrariamente a quanto segnala il governo colombiano a proposito della smobilitazione delle strutture paramilitari – affermano i rappresentanti del Movimento – siamo di fronte a una progressiva istituzionalizzazione di questi gruppi e alla legalizzazione di proprietà sottratte ai contadini mediante massacri e sradicamenti forzati. Stessa cosa per le fortune ottenute attraverso il narcotraffico e per le gravi violazioni dei diritti umani e crimini di lesa umanità, che restano impuniti”.
“Gli stessi dialoghi tra governo e paramilitari dimostrano in che direzione vada questo processo – denunciano - non è stata rispettata la cessazione delle ostilità. La popolazione civile continua in molte zone del paese a essere sotto controllo paramilitare. Sono stati denunciati molteplici casi in cui i proventi di atti criminali come il gioco d’azzardo, la prostituzione e il contrabbando sono, grazie a questa legge, diventati legali. I nessi tra settori della politica, establishment economico e paramilitari investigati sono sempre più evidenti”.
 
paramiltariDalla parte delle vittime. “Dal nostro punto vista, quello delle vittime" conclude il Movimento, "questa legge è assolutamente carente e manca totalmente di serietà. Non capiamo come si voglia finanziare la riparazione quando i conti dei responsabili non saranno toccati. Se le grandi fortune dei paramilitari rimarranno intatte, sarà la popolazione che finirà per pagare i danni subiti. Non può dirsi degna una legge di riparazione che parta dal criterio che debbano essere i fondi della cooperazione internazionale – o peggio ancora, i prestiti internazionali – a coprire gli indennizzi alle famiglie e alle comunità martoriate. Appoggiarsi all’aiuto internazionale e lasciare intatte le immense fortune di quanti detengono beni che sono stati strappati con la forza ai desplazados, ai desaparecidos e agli assassinati, è un nuovo affronto, una presa in giro per le vittime e per tutti i colombiani. Per questo disconosciamo la Commissione di Riparazione e Riconciliazione che pretende di rappresentare le vittime dei crimini di stato. La rappresentanza delle vittime non può essere decisa secondo la volontà del Governo. Ribadiamo che lotteremo perché la verità venga alla luce,  i responsabili siano giudicati e si restauri la memoria collettiva del nostro paese, coscienti che il cammino da percorrere è lungo”.
E la presa di posizione dell’Unione Europea è una mano tesa a questa gente, alle vittime, alla Colombia.
 
red 
 
Categoria: Diritti
Luogo: Colombia
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