21/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista ad Habiba Sorabi, prima e unica governatrice donna d'Afghanistan
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana

Le montagne dell'Hindu Kush (Foto E.Piovesana)
La chiamano 'la via di mezzo'. E' la strada più diretta che collega Kabul
a Herat, l'est e l'ovest dell'Afghanistan, attraversando gli incantevoli paesaggi montani del massiccio centrale dell'Hindu Kush, vale a dire la regione dell'Hazarajat. Ma a questa via sono sempre state preferite quella del sud, che passa per Kandahar, e quella del nord, per Mazar-e-Sharif. Non solo per la montuosità delle regioni centrali, ma anche perché queste sono le terre degli hazara, popolazione da sempre marginalizzata e trascurata, se non peggio, dai governi che si sono susseguiti a Kabul.
Oltre ad attraversare una delle più spettacoli regioni del Paese, la via di mezzo è costellata di patrimoni storico-archeologici di valore insetimabile, non solo dal punto di vista culturale, ma anche dal punto di vista del potenziale sviluppo economico di questa zona, tra le più depresse dell'Afghanistan.
Sopra tutti, Bamiyan, la città dei Buddha giganti distrutti dai talebani.
 
Un autobus sulla strada (Foto E.Piovesana)180 chilometri in sette ore. Per raggiungere Bamiyan da Kabul bisogna valicare l'Indu Kush attraverso il magnifico passo dell'Hajigak (Piccolo Pellegrino). Sono in tutto 180 chilometri, ma per precorrerli ci vogliono almeno sette ore. La strada è una pista sterrata su cui anche i fuoristrada sonocostretti a procedere a rilento. Se poi la si fa con i taxi collettivi che usano normalmente gli afgani per viaggiare, raggiungere Bamiyan diventa davvero un'impresa.
Sulla cima di una collina che si erge dall'altra parte della vallata di Bamiyan, proprio davanti alle due grandi nicchie vuote dei Buddha, c'è la sede del governo provinciale. Lì ad aspettarci c'è Habiba Sorabi, la prima e unica governatrice della storia afgana.
 
Cartellone italiano a Bamiyan (Foto E.Piovesana)Le promesse degli italiani. Ci scusiamo subito con lei per le nostre condizioni. Siamo impresentabili: i vestiti, la faccia e i capelli bianchi di polvere.
“Siete venti in macchina? – chiede sorridendo lei – Mi dispiace per il disagio. Ma la colpa è del vostro governo. La Cooperazione Italiana avrebbe dovuto asfaltare la via di mezzo tra Kabul e Herat. Dovevano iniziare dal tratto Kabul-Bamiyan, per il quale hanno stanziato solo 35 milioni di euro, utili solamente per 70 dei 180 chilometri complessivi. Dopo vari rinvii avevano promesso di iniziare i lavori la scorsa primavera, ma fino a oggi non si è visto ancora nessuno, nemmeno per i sopralluoghi tecnici preliminari. Ora dicono che inizieranno nel marzo 2006. Speriamo che questa volta mantengano la promessa. Altrimenti, che siano sinceri e che dicano che ci hanno ripensato. Almeno così smettiamo di aspettare invano e possiamo rivolgerci ad altri”.
 
Habiba Sorabi (Foto E.Piovesana)La strada per lo sviluppo. Habiba, 48 anni, hazara originaria di Mazar-e-Sharif, già ministro degli Affari Femminili nel governo provvisorio di Karzai, è stata nominata governatrice di Bamiyan solo sei mesi fa, ma ha le idee molto chiare in merito alle necessità della gente di questa regione.
Non porta il velo il testa: se lo mette solo per le fotografie. Il suo sguardo è gentile ma serio. La sua voce è delicata ma decisa. Dopo averci fatti accomodare nel suo piccolo studio e averci offerto un tè che ci sciacqua via la povere di bocca, riprende il discorso nel suo inglese fluente.
“Per la popolazione di Bamiyan e di tutto l'Hazarajat la pavimentazione di questa strada è di vitale importanza, perché questa è la nostra strada allo sviluppo, l'unica via per sconfiggere la povertà estrema di questa regione dimenticata da tutti. La strada asfaltata porterebbe qui il turismo,
agevolerebbe il commercio e consentirebbe lo sfruttamento delle risorse naturali locali, soprattutto delle miniere di carbone e di ferro”.
 
L'aeroporto di Bamiyan (Foto E.Piovesana)Un nuovo aeroporto, per chi? “Ma la comunità internazionale – spiega Habiba – sembra interessata soltanto a ristrutturare il piccolo aeroporto di Bamiyan per rendere più agevoli i voli del personale delle Nazioni Unite e delle Ong straniere. Tra l'altro con un prestito che quindi alla fine andrà ripagato dalla nostra gente. Ma alla popolazione locale questo aeroporto non serve a nulla: quello di cui c'è bisogno è ben altro. Nel piano regolatore a cui stiamo lavorando – continua la governatrice – abbiamo previsto la costruzione di un grande aeroporto fuori città nell'unico luogo che consentirebbe l'atterraggio di aerei passeggeri e che quindi, assieme alla strada, in futuro consentirebbe l'arrivo dei turisti, non solo dei diplomatici. L'idea, fortemente sostenuta dalla popolazione ma osteggiata dall'estero, è di costruire un aeroporto nella piana di Shibertu, 35 chilometri fuori città, tra Bamiyan e il futuro parco nazionale dei laghi di Band-e-Amir, l'altra grande attrattiva turistica di questa regione”.
 
I Buddha minati (Foto E.Piovesana)Archeologia minata. “L'altro grande ostacolo allo sviluppo turistico, quindi economico e sociale, di Bamiyan è rappresentato dalle migliaia di mine disseminate dai russi, dai mujaheddin e dai talebani nei siti archeologici della zona”, dice Habiba. “Da settimane i Buddha sono chiusi al pubblico e anche i lavori di restauro sono bloccati perché gli ultimi scavi hanno portato alla luce decine di nuove mine. E il 16 settembre, due giorni prima delle elezioni, un soldato ha perso le gambe saltando su una mina a Shahr-e-Zohak, la Città Rossa, l'altro importante sito di Bamiyan risalente al regno islamico della dinastia Ghoride (XIII sec, ndr). Fino a quando non inizierà una seria, sistematica e duratura operazione di bonifica di queste zone, non potremo pretendere di far venire qui i turisti a rischiare la loro vita”.
 
La moschea di Bamiyan (Foto E.Piovesana)Ricostruire i Buddha? A proposito dei lavori di restauro dei Buddha, chiediamo alla governatrice se è vero o no che si pensa di ricostruire le due gigantesche statue.
“Non è stato ancora deciso niente in proposito perché prima bisogna finire di raccogliere i frammenti” risponde la governatrice. “Solo quando questo difficile lavoro sarà terminato si deciderà cosa fare in base a quanto sarà rimasto di riutilizzabile. Perché ovviamente nessuno pensa di ricostruire i Buddha ex novo: solo se ci saranno abbastanza frammenti potremo ricostruirne uno, quello con più resti, lasciando l'altro distrutto, a memoria della follia dei talebani. I criteri dell'Unesco, che avrà l'ultima parola su questa decisione in quanto i Buddha sono nella sua lista del patrimonio dell'umanità, sono molto rigidi: per procedere con la ricostruzione deve essere rimasto il 60 per cento dell'originale. Sarà difficile arrivare a questa percentuale. Ma è quello che speriamo. Ed è quello che spera la gente di Bamiyan, per ovvi motivi”.
 
Donne al bazaar di Bamiyan (Foto E.Piovesana)Un buon segnale per le donne. Prima di salutare Habiba e di andarci a fare una doccia, una domanda doverosa: come hanno reagito le donne di Bamiyan alla sua nomina e quali effetti ha avuto, se li ha avuti, sulla condizione femminile nella provincia?
La risposta è tutt'altro che scontata.
“Le donne di qui sono state felici per la mia nomina, non tanto perché sono una donna, ma perché non sono né un signore della guerra né un fondamentalista islamico, come sono invece la media dei governatori in questo Paese. Ovviamente il fatto che una donna, in una società come quella afgana, ricopra un posto di governo e abbia alle sue dipendenze dei collaboratori maschi ha rappresentato per le donne di qui un segnale di speranza che ha dato loro coraggio, che ha dimostrato loro che le cose possono cambiare, che le donne non sono destinate a un ruolo subalterno ma possono arrivare anche dove arrivano gli uomini. Per il resto, perché cambi veramente la condizione femminile, non basta certo una governatrice donna: ci vuole lo sviluppo. E la strada per lo sviluppo la devono asfaltare gli italiani!”.
 

Un responsabile del progetto strade di Cooperazione Italiana risponde alla governatrice: “Quella strada si farà”
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Categoria: Diritti, Donne, Economia
Luogo: Afghanistan
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