11/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Berlusconi difende la guerra di Putin in Cecenia. C'è da sperare che non sappia quel che dice
“Non sono l’avvocato difensore di Vladimir Putin ma in Cecenia c’è questo: una resistenza che ricorre alla violenza e che non vuole aprirsi al dialogo nemmeno dopo che è stata data ai cittadini ceceni la possibilità di avere libere elezioni; e c’è la presenza della Federazione russa per garantire l’ordine pubblico. I russi garantiscono ordine. Putin è una persona democratica e di buonsenso”.
Così giovedì sera il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla trasmissione di Giuliano Ferrara ‘Otto e Mezzo’.
Peccato però che la realtà delle cose sia assai diversa.
Dal 1994 a oggi i russi hanno ucciso 250 mila ceceni (un quarto della popolazione complessiva), di cui oltre 40 mila bambini. Hanno raso al suolo la capitale, Grozny, con bombardamenti aerei a tappeto paragonabili solo a quelli della seconda guerra mondiale. Forse Berlusconi non ricorda la strage del mercato di Grozny: era il 21 ottobre del ’99 quando i russi lanciarono otto missili sulla folla che lo gremiva, uccidendo 188 civili (quasi tutte donne) e ferendone almeno 400.
E poi, dopo le bombe, è stata l’epoca del terrore, che dura ancora oggi. L’epoca dei rastrellamenti notturni dei villaggi (le famigerate zaciski), accompagnati da saccheggi, stupri e violenze di ogni genere, con l’imprigionamento dei maschi di età compresa tra i 14 e i 65 anni in campi di concentramento (chiamati ‘campi di filtraggio’). Qui i detenuti vengono torturati con metodi medievali (unghie strappate, lingua inchiodata al tavolo, denti segati, sodomizzazione con oggetti vari, ecc.) per estorcere loro false confessioni utili alle carriere degli ufficiali russi, che intanto chiedono ai familiari sostanziosi riscatti in denaro. Se i parenti non pagano, le torture continuano fino alla morte: i detenuti spariscono nel nulla oppure i loro cadaveri vengono abbandonati in aperta campagna. Molti di loro con il ventre aperto, svuotato dagli organi venduti al mercato nero.
Queste pratiche, che ricordano quelle naziste, sono condotte non solo dai soldati del ‘democratico’ Putin ma anche dalle famigerate squadracce ‘collaborazioniste’ cecene comandate dal giovane e spietato Ramzan Kadyrov: il beniamino di Putin che da tempo domina la scena politica cecena in qualità di primo ministro (e presto di presidente) del governo. Un governo, quello ceceno, che nonostante quel che dice Berlusconi non è certo il frutto di libere elezioni: sia le presidenziali del 2003 e del 2004 che le legislative del 2005 sono state giudicate una farsa assolutamente irregolare da tutti gli osservatori internazionali. Basta pensare che hanno sempre votato anche i soldati russi delle truppe d’occupazione! L’ultima elezione regolare e democratica che i ceceni ricordano risale al 1997, quando Aslan Mashkadov fu eletto presidente: un voto riconosciuto come regolare dall’Osce e dall’intera comunità internazionale. Perfino dall’allora presidente russo Boris Eltsin, che l’anno prima aveva firmato con i ceceni il trattato di pace di Kasavyurt. Violando questo accordo, nel 1999 Vladimir Putin ordinò l’invasione della Cecenia deponendo il legittimo presidente Mashkadov che, dopo essersi messo a capo della resistenza cecena, ha sempre chiesto a Putin di negoziare proponendogli diversi piani di pace, senza mai ottenere risposta; finché è stato ucciso l’8 marzo del 2005. Non stupisce che i suoi successori, Sadulayev e compagnia, abbiano preso atto dell’impossibilità di trattare con il Cremlino: era proprio quello che Putin voleva, perché è solo sulla guerra in Cecenia e sulla lotta al terrorismo ceceno che lo Zar dagli occhi di ghiaccio ha costruito il suo consenso, interno e internazionale.
Chi definisce Putin un democratico, sostenendo la sua guerra in Cecenia, è nella migliore delle ipotesi una persona che non sa di cosa sta parlando; nella peggiore sta giustificando uno dei peggiori crimini contro l’umanità commessi dalla fine della seconda guerra mondiale.
Purtroppo il nostro premier non è l’unico ‘avvocato difensore di Putin’: finora nessuno dei capi di Stato e di governo europei, e occidentali in genere, ha mai avuto il coraggio di denunciare l’orrore ceceno e le responsabilità del presidente russo. 

Enrico Piovesana

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