Berlusconi difende la guerra di Putin in Cecenia. C'è da sperare che non sappia quel che dice
“Non sono l’avvocato
difensore di Vladimir Putin ma in Cecenia c’è questo: una resistenza che
ricorre alla violenza e che non vuole aprirsi al dialogo nemmeno dopo che è
stata data ai cittadini ceceni la possibilità di avere libere elezioni; e c’è
la presenza della Federazione russa per
garantire l’ordine pubblico. I russi garantiscono ordine. Putin è una persona
democratica e di buonsenso”.
Così
giovedì sera il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla
trasmissione di Giuliano Ferrara ‘Otto e Mezzo’.
Peccato però che la
realtà delle cose sia assai diversa.
Dal 1994 a oggi i
russi hanno ucciso 250 mila ceceni (un quarto della popolazione
complessiva), di cui oltre 40 mila bambini. Hanno raso al suolo la capitale, Grozny,
con bombardamenti aerei a tappeto paragonabili solo a quelli della seconda
guerra mondiale. Forse Berlusconi non ricorda la strage del mercato di Grozny:
era il 21 ottobre del ’99 quando i russi lanciarono otto missili sulla folla
che lo gremiva, uccidendo 188 civili (quasi tutte donne) e ferendone almeno
400.
E poi, dopo le
bombe, è stata l’epoca del terrore, che dura ancora oggi. L’epoca dei
rastrellamenti notturni dei villaggi (le famigerate zaciski),
accompagnati da saccheggi, stupri e violenze di ogni genere, con
l’imprigionamento dei maschi di età compresa tra i 14 e i 65 anni in campi di
concentramento (chiamati ‘campi di filtraggio’). Qui i detenuti vengono
torturati con metodi medievali (unghie strappate, lingua inchiodata al tavolo,
denti segati, sodomizzazione con oggetti vari, ecc.) per estorcere loro false
confessioni utili alle carriere degli ufficiali russi, che intanto chiedono ai
familiari sostanziosi riscatti in denaro. Se i parenti non pagano, le torture
continuano fino alla morte: i detenuti spariscono nel nulla oppure i loro
cadaveri vengono abbandonati in aperta campagna. Molti di loro con il ventre
aperto, svuotato dagli organi venduti al mercato nero.
Queste pratiche, che
ricordano quelle naziste, sono condotte non solo dai soldati del ‘democratico’
Putin ma anche dalle famigerate squadracce ‘collaborazioniste’ cecene comandate
dal giovane e spietato Ramzan Kadyrov: il beniamino di Putin che da tempo
domina la scena politica cecena in qualità di primo ministro (e presto di presidente)
del governo. Un governo, quello ceceno, che nonostante quel che dice Berlusconi
non è certo il frutto di libere elezioni: sia le presidenziali del 2003 e del
2004 che le legislative del 2005 sono state giudicate una farsa assolutamente
irregolare da tutti gli osservatori internazionali. Basta pensare che hanno
sempre votato anche i soldati russi delle truppe d’occupazione! L’ultima
elezione regolare e democratica che i ceceni ricordano risale al 1997, quando
Aslan Mashkadov fu eletto presidente: un voto riconosciuto come regolare
dall’Osce e dall’intera comunità internazionale. Perfino dall’allora presidente
russo Boris Eltsin, che l’anno prima aveva firmato con i ceceni il trattato di
pace di Kasavyurt. Violando questo accordo, nel 1999 Vladimir Putin ordinò
l’invasione della Cecenia deponendo il legittimo presidente Mashkadov che, dopo
essersi messo a capo della resistenza cecena, ha sempre chiesto a Putin di
negoziare proponendogli diversi piani di pace, senza mai ottenere risposta;
finché è stato ucciso l’8 marzo del 2005. Non stupisce che i suoi successori,
Sadulayev e compagnia, abbiano preso atto dell’impossibilità di trattare con il
Cremlino: era proprio quello che Putin voleva, perché è solo sulla guerra in
Cecenia e sulla lotta al terrorismo ceceno che lo Zar dagli occhi di ghiaccio
ha costruito il suo consenso, interno e internazionale.
Chi definisce Putin
un democratico, sostenendo la sua guerra in Cecenia, è nella migliore delle
ipotesi una persona che non sa di cosa sta parlando; nella peggiore sta
giustificando uno dei peggiori crimini contro l’umanità commessi dalla fine
della seconda guerra mondiale.
Purtroppo il nostro
premier non è l’unico ‘avvocato difensore di Putin’: finora nessuno dei capi di
Stato e di governo europei, e occidentali in genere, ha mai avuto il coraggio
di denunciare l’orrore ceceno e le responsabilità del presidente russo.